Psicoanalisi Laica

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"Il problema della psicoanalisi condotta da non medici" (Die Frage der Laienanalyse), 1926

Con il termine psicoanalisi laica, o più semplicemente analisi laica, si intende la psicoanalisi condotta da non medici o non psicologi. Il termine venne usato per la prima volta dallo stesso Sigmund Freud (in ted. Laienanalyse). Attualmente è in corso un dibattito per stabilire se la psicoanalisi debba o meno essere considerata una psicoterapia ad esclusivo appannaggio di medici e psicologi oppure se sia diritto, come voluto dal fondatore della psicoanalisi Sigmund Freud, che anche umanisti da altri ambiti possano praticarla (sociologi, antropologi, filosofi ed altri con specializzazione in psicoanalisi). Secondo gli psicoanalisti "laici" la vera psicoanalisi, secondo quanto inteso da Freud stesso, sarebbe la psicoanalisi studiata in sé e per sé e non come ulteriore specializzazione di medici e/o psicologi.

Indice

[modifica] Origine

Da sinistra a destra: Sigmund Freud, Stanley Hall, C.G.Jung. Fila dietro, da sinistra a destra: Abraham A. Brill, Ernest Jones, Sandor Ferenczi

Il termine venne utilizzato da Sigmund Freud nel suo scritto "Il problema della psicoanalisi condotta da non medici" (in ted. Die Frage der Laienanalyse) del 1926 in difesa di Theodor Reik. Tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo nasce a Vienna la psicoanalisi, fondata da Sigmund Freud. La psicoanalisi si rivelerà una disciplina con una propria autonomia e fecondi risultati in molte altre discipline. L'idea freudiana di un inconscio che, senza che ce ne rendiamo conto, ci impone delle scelte, è ormai diffusa anche nell'uso comune. Dalla psicoanalisi nasceranno, tra l'altro, molte teorie terapeutiche. In realtà, il costrutto teorico di inconscio nasce prima di Freud, e riceve una prima "pre-elaborazione" ad opera di vari teorici nel corso del XIX secolo: Hartmann, Pierre Janet ed altri; Freud lo rielabora però profondamente, e lo pone come costrutto fondamentale della sua articolata metapsicologia. Tra i discepoli di Freud il più famoso fu lo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung, che dopo essersi occupato per alcuni anni del rapporto tra processi ideativi di tipo associativo e istanze di elaborazione inconscia, rielaborò profondamente ed estese il concetto di Libido, da quello classico e riduttivo di pulsione sessuale ad un concetto di energia psichica più ampia, comprensiva ed articolata; introdusse per primo il concetto di inconscio collettivo, ed approfondì l'interesse della psicoanalisi per l'analisi dei processi simbolici ed il rapporto tra istanze culturali e individuali. La profonda riformulazione teorica del concetto di Libido causò una scissione nel movimento psicoanalitico, e Jung, che fino a quel momento era stato ritenuto "il delfino ed erede" di Freud, ne fuoriuscì, con una "rottura" piuttosto drammatica. Nel 1913 fondò a Zurigo la sua scuola di psicologia analitica, a tutt'oggi assai vitale e feconda, e da cui sono derivate nel corso degli ultimi decenni tre correnti principali: quella "classica" del C.G.Jung Institut di Zurigo, che si focalizza maggiormente sugli aspetti individuativi del processo analitico; quella "evolutiva", il cui principale esponente è Michael Fordham (e che punta ad integrare alcuni aspetti teorici junghiani con quelli degli approcci psicodinamici post-freudiani), e quella "archetipica", il cui principale esponente è James Hillman (che approfondisce maggiormente gli aspetti archetipici, simbolico-religiosi e quelli propri dell'inconscio collettivo). La questione dell'analisi laica si presentò al fondatore della psicoanalisi Sigmund Freud quando uno dei suoi allievi, Theodor Reik venne denunciato per abuso della professione medica in quanto praticava psicoanalisi pur essendo laureato solo in filosofia. In sua difesa intervenne appunto lo stesso Freud che più volte aveva ribadito che la psicoanalisi si strutturava come una disciplina non necessariamente destinata ai medici.

«La cosiddetta preparazione medica mi sembra una via contorta e pesante per giungere alla professionalità analitica.»[1]

Tra i primi grandi psicoanalisti che furono allievi di Sigmund Freud, vi furono molti filosofi, tra cui lo stesso Theodor Reik ed anche Otto Rank, le cui ricerche ed opere ormai fanno parte della storia della psicoanalisi. Tuttavia il testo di Freud in difesa dell'analisi laica fu definito dal suo stesso autore un "flop", in quanto la psicoanalisi venne assorbita dalla psicoterapia, nonostante ciò fosse contrario alle sue intenzioni. In una lettera del febbraio 1939 scritta al Dott. Jelliffe, Freud affermò:

«Non sono affatto felice di vedere che in America l’analisi è diventata la serva della psichiatria e nulla più.»[2]

E in una lettera del 1926 a Paul Federn aveva scritto:

«Fino a che vivrò, mi opporrò a che la psicoanalisi venga inghiottita dalla medicina.»[2]

Dal momento, però, che le volontà di Freud, nonostante fosse il fondatore della psicoanalisi, non sono state rispettate, e la psicoanalisi oggi è considerata esclusivamente per le sue potenzialità cliniche, se si vuole diventare psicoterapeuti, mentre lo Stato non riconosce lo psicoanalista in numerosi paesi (tra cui l'Italia), questo ha portato alla nascita di un movimento per il diritto di esercitare la psicoanalisi laica, ossia senza essere medici o psicologi. Per Freud, la differenza tra un soggetto psichicamente "sano" e uno "malato" è solo quantitativa e non qualitativa. Egli sostiene che i meccanismi che operano nella mente di una persona sofferente di disturbi psicopatologici siano esattamente gli stessi che operano nella mente di una persona "sana"; la differenza sta nell'intensità con cui i conflitti che agiscono nella mente della persona si manifestano al mondo esterno, e intervengono nella sua vita personale e sociale. Questo rende priva di fondamento la distinzione stessa tra soggetto "sano" e "malato": semplicemente, essi esprimono in modi diversi contenuti inconsci dello stesso tipo. Ogni essere umano è costantemente coinvolto in una serie di esperienze e interazioni con l'ambiente esterno, di vario tipo e intensità. Ovviamente, la reazione a una stessa esperienza cambia da soggetto a soggetto e, anche nella stessa persona, è diversa a seconda del particolare momento della vita in cui si presenta tale esperienza. Allo stesso modo, è diversa anche la portata emotiva che il soggetto associa (più o meno consciamente) all'esperienza. Se durante la vita di una persona si verifica un evento accompagnato da un'intensa portata emotiva, che in quel momento il soggetto non è psichicamente in grado di fronteggiare, allora l'esperienza risulta "traumatizzante" per la persona stessa. Secondo la prima topica freudiana, per non risultare "schiacciato" dall'intensità delle emozioni, il soggetto, servendosi dei meccanismi di difesa, rimuove l'intera esperienza e soprattutto le emozioni vissute, "spostandole" nell'inconscio. Lì tali affetti restano finché non vengono eventualmente riportati alla coscienza. È possibile che l'esperienza, prima o poi, riemerga alla coscienza: può accadere, durante la psicoterapia, che il soggetto ricordi l'evento ma non abbia alcuna memoria delle emozioni provate; questo perché non è il contenuto dell'evento in sé a costituire pericolo per la persona e dal quale questa si protegge, ma piuttosto il carico emotivo correlato, eccessivamente intenso per la psiche del soggetto. Le emozioni rimosse mantengono sostanzialmente intatta la loro forza, anche a distanza di tempo, e possono "operare" dall'inconscio influenzando alcuni aspetti della vita psichica della persona. I contenuti rimossi vengono mantenuti nell'inconscio da quelle che Freud chiama resistenze, che hanno lo scopo di impedire che il materiale che un tempo era ritenuto pericoloso per il soggetto possa "riemergere" in futuro. Non esiste un meccanismo che sia l'"inverso" della rimozione, per cui l'unico modo che il soggetto ha per riottenere il controllo su tali contenuti è quello di elaborare e rimodulare alcune delle proprie resistenze, sovente con l'aiuto di un esperto, così da permettere al materiale inconscio di integrarsi nella coscienza.

[modifica] Primi Sostenitori

Il problema di una certificazione relativa alla psicoanalisi si è presentata già ai tempi di Freud. Sigmund Freud infatti auspicava che la psicoanalisi diventasse una disciplina autonoma, con una scuola specializzata in discipline umanistiche e rudimenti di biologia. In nessun caso Freud aveva considerato la laurea in Medicina o in Psicologia come utile per conseguire una buona preparazione psicanalitica:

«[...] nessuno dovrebbe esercitare l’analisi senza essersene acquisito il diritto mediante una adeguata preparazione. Che poi si tratti di medici o non medici mi sembra cosa secondaria.»[3]
Theodor Reik uno dei primi analisti "laici" ossia non-medici

Anche altri autori dopo Freud hanno sostenuto la necessità di separare la psicoanalisi e la psicologia dalla scienza e riconsegnarla alla filosofia. Carl Gustav Jung, che per molti anni venne considerato il successore legittimo di Freud, scrisse che la psicologia avrebbe dovuto annullarsi come scienza, e così facendo avrebbe realizzato il suo scopo[4]. E il suo allievo, James Hillman, fondò la psicologia archetipica proprio come disciplina che univa la pratica filosofica alla psicoanalisi proprio per questo scopo, incominciando a produrre numerosi lavori di psicologia archetipica e di analisi critica della storia della psicoanalisi, della psicologia analitica e della psicologia tradizionale sostenendo anch'egli una necessità di revisionare queste discipline[5]. In Italia il filosofo Umberto Galimberti si è spesso occupato di psicoanalisi, e nelle sue conferenze definisce la psicologia una scienza spuria della quale si può fare a meno, mentre la psicoanalisi la definisce un fenomeno romantico legato a quel particolare periodo storico, e che senza innovarsi alle esigenze moderne cesserà inevitabilmente di esistere[6]. Un contributo italiano alla psicoanalisi laica è dato dal filosofo Federico Divino, dottore in Studi Orientali presso La Sapienza, che ha applicato il lavoro di James Hillman alle filosofie orientali[7] in particolare il Buddhismo esoterico. Hillman nelle sue opere ha ribadito più volte che la psicoanalisi sarebbe stata uccisa dalla pratica medica, e che essa sia una disciplina laica indipendente dalla psicoterapia. Per Divino la psicoanalisi, se è una medicina, è più vicina ai principi delle medicine orientali che alla rigida medicina occidentale, e che ne avrebbe stravolto gli intenti[8]. Oltre a Theodor Reik e ad Otto Rank si possono citare, tra gli psicoanalisti laici (ossia non medici) più conosciuti anche Anna Freud (figlia di Sigmund Freud), Erik H. Erikson, ed Ernst Kris[9]. L'insegnamento della psicoanalisi cominciò attraverso regole che Freud codificò ben presto, le quali comportano un particolare percorso di addestramento del candidato psicoanalista. Questi doveva sottoporsi allo stesso trattamento analitico, per acquisire lo strumento con il quale poi lavorerà con i suoi futuri pazienti. Tale relazione rendeva possibile una formazione esperienziale diretta, fondamentale per poter in primo luogo risolvere le possibili problematiche personali del futuro analista, e in secondo luogo per permettergli di esperire direttamente i vissuti e i processi propri della dinamica analitica. Questa fu chiamata analisi didattica e differiva dall'analisi personale solo per il fatto che le sedute didattiche venivano omologate in uno speciale registro. Inizialmente l'analisi didattica durava un mese. La maggior parte delle critiche rivolte alla psicoanalisi derivano dal fatto che sebbene Freud abbia fatto di tutto per accreditarla come scienza, una disciplina che studia l'individuo non può considerarsi scienza, poiché la scienza è generica e cerca assiomi universali validi per ogni cosa, mentre l'individuo non è oggettivizzabile: il modo di vivere la sofferenza di ciascun individuo varia da persona a persona, ed è ciò che la psicoanalisi indaga per adattare la terapia proprio alla soggettività dell'individuo, facendo riemergere la sua personale storia. Tutto ciò non è scientifico. La psicologia infatti, considerata una scienza, studia le facoltà generiche comuni a tutti gli individui ma non può dire nulla sulla facoltà individuale di una sola persona. Per questo la psicoanalisi non è insegnata nelle università, fatto salvo per alcuni paesi dove la si considera scientifica (l'Italia non è tra questi).

«La psicologia, che sulla nozione di anima ha costruito se stessa, da tempo vuole emanciparsi da questo sfondo per essere accolta nel novero delle scienze ed entrare così a pieno titolo nella "nostra" storia. L'emancipazione avviene per rimozione dell'origine e quindi con la perdita di quella stratificazione di significati che fa dell'anima una parola a tal punto equivoca da renderla solidale con i più svariati sistemi di pensiero, che a questo punto devono chiarire le loro relazioni e svelare il contenuto semantico che coprono con questa parola.» (Umberto Galimberti, Gli equivoci dell'anima)

Il logico e filosofo Ludwig Wittgenstein (1889-1951), ad esempio, sostenne che la psicoanalisi fosse: "una mitologia che ha molto potere", criticando nello specifico il procedimento della libera associazione delle idee, considerato oscuro, "perché Freud non chiarisce mai come possiamo sapere dove fermarci, dove la soluzione sia giusta"[10]. Anche Karl R. Popper criticò aspramente e a più riprese la presunta scientificità della psicoanalisi definendola invece una "metafisica dell'animo umano". Essa, secondo il suo modello filosofico, non è scientifica per il fatto che non è falsificabile né, tantomeno, verificabile, classificandosi dunque come una pseudoscienza. E "quanto all'epica freudiana dell'Io, del Super-io e dell'Es non si può avanzare nessuna pretesa a uno stato scientifico, più fondatamente di quanto lo si possa fare per l'insieme delle favole omeriche dell'Olimpo. Queste teorie descrivono alcuni fatti, ma alla maniera dei miti. Esse contengono delle suggestioni psicologiche assai interessanti, ma in forma non suscettibile di controllo. Ciò in contrasto con la maggior parte delle teorie fisiche le quali "sono del tutto [...] altamente falsificabili sin dall'inizio"[11]. La psicoanalisi freudiana nasce nella scuola di Charcot, in cui si faceva ampio uso di ipnosi. Per spiegare come fosse possibile che l'ipnosiavesse un così grande valore terapeutico Charcot dovette adottare la teoria dell'inconscio, ed ammettere che l'ipnosi agiva proprio grazie all'emersione di quella parte inconscia della psiche. È proprio alla Salpêtrière che il giovane Sigmund Freud, giuntovi da Vienna con una borsa di studio nel 1885, seguì per un breve periodo le lezioni di Charcot (che lo colpirono profondamente), ed apprese l'utilizzo delle tecniche ipnotiche e suggestive; tecniche ed approcci che, una volta tornato a Vienna, iniziò a sperimentare nel trattamento dei suoi primi pazienti assieme all'amico e mentore Joseph Breuer. Molti degli stimoli raccolti nel viaggio francese si riveleranno fecondi per le prime concettualizzazioni freudiane in merito all'esistenza ed ai principi di funzionamento di un livello psichico scarsamente accessibile alla coscienza, ma che non di meno riveste un ruolo fondamentale nell'articolazione della vita psichica individuale. Freud e Breuer, in particolare, ripresero il concetto di isteria traumatica di Charcot (per cui un trauma può causare nel paziente uno stato di coscienza dissociativo, simile a quello ipnotico, che può a sua volta facilitare l'insorgere di fenomeni suggestivi), e lo estesero all'isteria in generale, ipotizzando che i sintomi isterici (e, per estensione, la maggior parte dei sintomi nevrotici), fossero provocati dal riemergere nell'inconscio di un evento traumatico; evento al quale erano rimasti legati degli affetti che non avevano potuto "scaricarsi", e che restavano quindi cristallizzati nello psichismo individuale, causando conseguenze negative. Fu a partire da queste basi, prima con la Comunicazione Preliminare e poi con gli Studi sull'Isteria, che prese avvio la trattazione teorica del concetto di inconscio nella psicoanalisi, con tutti i suoi complessi sviluppi successivi (riprendendo anche – implicitamente - stimoli e suggestioni giunti dalla tradizione di riflessione filosofica sette-ottocentesca sull'Inconscio: Hartmann, Wolff, Schelling, Schopenhauer, Emerson, etc.; e, in merito ad alcuni assunti, anche dagli stimoli dei sessuologi dell'epoca: Krafft-Ebing, Albert Moll, Havelock Ellis). Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, dopo la separazione da Breuer, Freud articolò in maniera sempre più compiuta una possibile teoria del ruolo dell'Inconscio nei processi psichici individuali all'interno di una più ampia teoria della mente: un percorso iniziato con il Progetto di una psicologia (1895), incardinatosi sul testo fondamentale L'interpretazione dei sogni (1899), e sviluppatosi poi negli anni seguenti con la Psicopatologia della vita quotidiana (1901), i Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), la nascita dei primi circoli psicoanalitici, e così via. La psicoanalisi di Freud si stava strutturando sempre di più come una disciplina indipendente, come ogni altra scuola di psicologia passata e futura. Solo successivamente in Italia si è cominciato erroneamente a ritenere che la psicologia fosse solo una, e per inciso il modello adottato dall'Ordine degli psicologi, ignorando che esistono diverse psicologie, nessuna più valida dell'altra, anche se la legge italiana riconosce l'autorità suprema al solo Ordine professionale di stabilire quale psicologia sia valida e quali psicologie siano da considerarsi truffe o ciarlatanerie.

[modifica] Controversie e posizione dello stato italiano

In Italia generalmente è considerato illegale praticare la psicoanalisi se non si è iscritti all'albo degli psicologi, in quanto la psicoanalisi è considerata parte della professione di psicologo. La professione di psicologo è regolamentata dalla legge Ossicini all’articolo 3 della Legge n. 56 del 18 febbraio 1989 “Ordinamento della professione di psicologo” che regolamenta quanto segue:

  • L'esercizio dell'attività psicoterapeutica deve essere regolamentato da una formazione professionale acquisita a seguito del conseguimento di una laurea in psicologia, medicina o chirurgia ed un corso di specializzazione in psicoterapia ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica del 10 marzo 1982 numero 162.
  • Agli psicoterapeuti che siano solo laureati in psicologia non è concesso un intervento che competa la professione medica.

Questa legge è stata molto dibattuta, in quanto essa definisce esclusivamente l'attività psicoterapeutica, mentre la psicoanalisi non è universalmente considerata una psicoterapia. Secondo il fondatore della psicoanalisi, Sigmund Freud, essa infatti non doveva diventare una psicoterapia, tuttavia in molti paesi è considerata tale. Secondo il parere del ministro della sanità francese del 2004 ad esempio, la psicoanalisi non è da considerarsi parte delle psicoterapie[12]. Questo fatto dovrebbe permettere a tutti gli psicoanalisti di poter praticare l'analisi senza la necessità di essere iscritti all'albo. Tuttavia in Italia la maggior parte delle scuole di specializzazione in psicoanalisi non permettono l'accesso a chi non disponga di una laurea in psicologia. Secondo il Parere pro veritate sull’applicazione della legge 56 del 1989 sull’ordinamento della professione di psicologo, redatto dal professor Galgano, non è tanto la conclusione che lo psicoanalista “non incorre in esercizio abusivo della professione di psicoterapeuta, in quanto la psicoanalisi è una professione diversa dalla psicoterapia disciplinata dalla legge n.56/1989.” che ora ci interessa, quanto porre l'accento sul fatto che la legge Ossicini non regolamenta giuridicamente l’esercizio della psicoterapia, la quale non viene definita in nessun modo, ma regolamenta giuridicamente ed esclusivamente solo l’esercizio della psicoterapia praticata da psicologi e da medici “lasciando impregiudicato il trattamento normativo degli psicoterapeuti diversi dagli psicologi e dai medici”[13]. Ad oggi la definizione di psicoanalista rimane molto controversa, ed esistono numerosi psicoterapeuti che si schierano contro la psicoanalisi condotta da non-medici, i quali spesso vengono considerati ciarlatani e denunciati per abuso della professione medica. La questione della regolamentazione della psicoanalisi è per certi versi simile a quella della regolamentazione del counseling, il quale rimane una disciplina ancora non riconosciuta dallo Stato italiano, e che permette l'autocertificazione. Per la psicoanalisi la questione è ben più controversa di quella del counseling, dal momento che chiama in causa la classe medica. L'iter della legge Ossicini è stato discusso e travagliato. Iniziato presso il Senato nel corso della VI legislatura, non ebbe per lungo tempo il voto definitivo. Venne infine raggiunta un'intesa non condivisa dagli analisti laici, per la quale si distingue tra scuole di specializzazione universitarie ed associazioni private, nel nome di «esigenze di realismo rispettoso della vasta gamma di modalità psicoterapeutiche, in cui si riscontrano metodiche acquisibili in appropriate sedi accademiche, opportunamente apprezzate, e metodiche ad orientamento psicodinamico (in particolare, la psicoterapia psicoanalitica), acquisibili solo mediante una particolare esperienza personale che non può essere offerta in sede scolastica»[14]. I principali problemi derivati da questa legge e contestati dagli psicanalisti laici sono che se da un lato la legge riconosce la psicoanalisi come disciplina che necessita di una formazione individuale e personale legata alla propria analisi o autoanalisi - come avevano richiesto le associazioni psicanalitiche - dall'altro ne limita de facto l'esercizio della professione ai soli laureati in medicina o psicologia, mentre per gli analisti laici la psicoanalisi è una professione di cura della mente ed un esercizio filosofico la cui preparazione deve essere subordinata esclusivamente allo studio della disciplina analitica in sé, indipendentemente dalla laurea pregressa.

Estratto dal libro "Terapia psicoanalitica. Seminari" Di Paolo Migone che discute sul tema della Psicoanalisi Laica

Il problema fondamentale consiste nel considerare la professione dello psicoanalista come quella di un medico specializzato nella cura della mente. Se pertanto si lasciasse curare le malattie mentali anche da chi è privo di una preparazione medica si rischia di incorrere in presunti ciarlatani, ma questo problema non sussisterebbe qualora si riconoscesse la professione dell'analista esclusivamente la preparazione alla cura del disagio mentale tramite le tecniche specifiche sviluppate dalla psicoanalisi. Il problema secondo alcuni deriverebbe da una mancata distinzione tra le competenze dello psicologo, dello psichiatra, del medico e dello psicoanalista e soprattutto da un'abitudine culturale che prevede la cura delle malattie mentali con una prassi che le accomuna alle malattie organiche. Secondo questa tesi dunque, la psicoanalisi dovrebbe essere riconosciuta come scuola che prevede la cura delle malattie mentali e del disagio con un metodo che le vede esenti dalla sfera organica[15], a differenza ad esempio della psichiatria, medica, che prevede l'uso degli psicofarmaci e mette in relazione la mente col cervello.

La questione starebbe dunque nel vedere la psicoanalisi come disciplina dipendente o indipendente dalla conoscenza medica tradizionale. Nel primo caso la psicoanalisi sarebbe vista come una disciplina facoltativa e integrativa della professione medico-psichiatrica, nel secondo caso sarebbe la professione medica una competenza facoltativa ed integrativa dello psicanalista. In ogni caso la psicoanalisi laica è molto attiva e in Italia vengono pubblicati molti libri e fatte molte conferenze e dibattiti sul tema e la psicoanalisi laica è sostenuta anche da molti medici[16]. La legge 56/89 si propone infatti da un lato di riconoscere l'esistenza di una pratica psicoanalitica di consolidata tradizione indipendente e basata su processi di formazione non disciplinabili per legge, dall'altro di tenere la collettività al riparo dai cosiddetti «selvaggi», cioè da sedicenti psicoanalisti di dubbio valore e serietà[17] senza però definire i limiti entro i quali si è professionisti e prima dei quali si è ciarlatani.
Uno degli ultimi attacchi da parte dell'Ordine degli Psicologi, ai Counselor.

Un altro problema deriva dal fatto che non esiste alcuna laurea in psicoanalisi ma solo scuole di specializzazione, pertanto limitare il suo esercizio ai soli laureati in psicologia o medicina o costringere le scuole di specializzazione in psicoanalisi ad accettare solo laureati in queste discipline è stato considerato un atto lesivo nei confronti della psicoanalisi. A tal proposito emersero anche orientamenti favorevoli a un riconoscimento "di fatto" delle associazioni di più consolidata tradizione. In particolare, si discusse un emendamento che avrebbe autorizzato l'esercizio della psicoterapia anche a chi, con laurea in discipline diverse dalla psicologia, avesse svolto «dopo la laurea almeno due anni di attività o di formazione psicoterapeutica in società di tradizione almeno decennale e di importanza nazionale riconosciute da omologhe associazioni professionali internazionali», ma tale decreto venne respinto[18]. Un'altra professione nata recentemente e che si è guadagnata le critiche dal mondo psicologico è la Programmazione Neurolinguistica (PNL). L'Oxford English Dictionary descrive la PNL come "un modello di comunicazione interpersonale che si occupa principalmente della relazione fra gli schemi di comportamento di successo e le esperienze soggettive (in particolare gli schemi di pensiero) che ne sono alla base" e “un sistema di terapia alternativa basato su questo che cerca di istruire le persone all'autoconsapevolezza e alla comunicazione efficace, e a cambiare i propri schemi di comportamento mentale ed emozionale".[19] Secondo i fondatori del movimento, Richard Bandler e il linguista John Grinder, la PNL sarebbe strumentale "all'individuazione delle modalità per aiutare le persone ad avere vite migliori, più complete e più ricche".[20] Bandler ha sostenuto che gli esseri umani sono letteralmente programmabili: «Quando ho cominciato a usare il termine programmazione le persone si arrabbiarono veramente. Hanno detto cose come: "state dicendo che noi siamo come le macchine. Siamo esseri umani, non robot." Ciò che stavo dicendo veramente era proprio l'opposto. Siamo la sola macchina che può programmarsi. Siamo auto-programmabili. Possiamo impostare programmi deliberatamente progettati e automatizzati che funzionano da soli per occuparsi di noiose mansioni terrene, liberando così le nostre menti per fare altre cose più interessanti e creative.»[21] L'idea centrale della PNL è che la totalità dell'individuo interagisce nelle sue componenti ("linguaggio", "convinzioni" e "fisiologia") nel creare percezioni con determinate caratteristiche qualitative e quantitative: l'interpretazione soggettiva di questa struttura dà significato al mondo. Modificando i significati attraverso una trasformazione della struttura percettiva (detta mappa, cioè l'universo simbolico di riferimento), la persona può intraprendere cambiamenti di atteggiamento e di comportamenti. La percezione del mondo, e di conseguenza la risposta ad esso, possono essere modificate applicando opportune tecniche di cambiamento. La PNL ha tra i suoi scopi, quindi, l'obiettivo di sviluppare abitudini/reazioni di successo, amplificando i comportamenti "facilitanti" (cioè efficaci) e diminuendo quelli "limitanti" (cioè indesiderati). Il cambiamento può avvenire anche riproducendo ("modellando") precisamente i comportamenti delle persone di successo allo scopo di creare un nuovo "strato" di esperienza (una tecnica chiamata modeling, o modellamento). La programmazione neuro linguistica è oggi una disciplina che riunisce vari ambiti dello studio della comunicazione umana, e si propone come strumento per influenzare fattori quali l'istruzione, l'apprendimento, la negoziazione, la vendita, la leadership, il team-building. Ha trovato applicazione anche nei processi decisionali e creativi, nello sport e nel counseling. In Italia ha cominciato a diffondersi all'inizio degli anni ottanta, inizialmente nel settore della formazione manageriale. La PNL è tuttora considerata una pseudoscienza, e gli stessi sostenitori affermano che le sue applicazioni non debbano necessariamente avere fondamento scientifico, perché i principi fondamentali sono "ipotesi di lavoro che possono essere vere o meno. Il problema non è se siano vere, bensì se siano utili"[22]. Per quanto riguarda la posizione dello stato italiano in merito alla "consulenza filosofica" c'è poco da dire: si tratta di una professione non-organizzata, dunque parzialmente tutelata dalla legge 4 del 2013 ma l'operato dei consulenti filosofici entra spesso in contrasto con quello dei consulenti psicologici, i quali spesso ricorrono all'influenza del rispettivo ordine professionale per perseguire l'operato dei counsellor, accusandoli di svolgere un lavoro senza le dovute competenze. Va detto a loro difesa che i counsellor spesso fanno capo ad associazioni professionali che si occupano di formarli in modo approfondito. L'associazione Phronesis ad esempio prevede che si sia in possesso di una laurea magistrale (o vecchio ordinamento) in Filosofia (o di un titolo ad essa superiore). Altri titoli di studio possono essere eccezionalmente ammessi, ma solo quando sia possibile rilevare e certificare una competenza specifica del candidato in ambito filosofico, competenza da sottoporre alla valutazione del Direttivo e, in ultima analisi, all’approvazione dell’Assemblea. Mentre per la scuola di Filosofia del Sé di Firenze (cfr. più avanti nell'articolo) si richiede come competenza che lo studente possieda una vocazione professionale alla propria vita affettiva, dalla scoperta delle dinamiche dell’impegno civile all’individuazione della propria dimensione religiosa e spirituale, in grado di aiutare la persona, attraverso un lavoro di tipo maieutico, a trovare le risposte più idonee al proprio percorso esistenziale e a risolvere le crisi e sciogliere i conflitti che emergono dai suoi racconti; capace di analizzare nel profondo e fornire soluzioni concrete per i problemi politici, economici e sociali, locali ed internazionali, sia intervenendo personalmente per la loro soluzione, sia operando come consulente di istituzioni, pubbliche amministrazioni, forze politiche, aziende, organizzazioni economiche e sociali. Inoltre anche in questo caso sono accettati «previo colloquio preventivo gratuito conoscitivo e valutativo, le richieste di iscrizione di tutti coloro che hanno già completato gli studi universitari almeno di I livello in qualsiasi ambito disciplinare (specialmente, anche se non necessariamente, nelle discipline umanistiche e sociali) e valuta comunque anche quelle di coloro che siano iscritti o intendono iscriversi ad un corso di laurea universitario»[23]. Nonostante queste tutele le organizzazioni di counselling non possiedono alcuna tutela statale se l'accusa è quella di abuso della professione di psicologo o psicoterapeuta.

«Il counseling più intenso e riuscito non è distinguibile da una psicoterapia altrettanto intensa e riuscita» (Carl Rogers)

La prima attestazione dell'uso del termine counseling per indicare un'attività rivolta a problemi sociali o psicologici risale al 1908 da parte di Frank Parsons.[24] Nel 1951 la parola counseling è usata da Carl R. Rogers per indicare una relazione nella quale il cliente è assistito nelle proprie difficoltà senza rinunciare alla libertà di scelta e alla propria responsabilità.[25] L'attività di counseling è svolta da un counselor, un professionista in grado di aiutare un interlocutore in problematiche personali e private. In base al bagaglio di abilità possedute, le competenze proprie all'attività di counseling possono essere presenti nell'attività di diverse figure professionali quali counselor, consulenti filosofici, psicologi, medici, assistenti e operatori sociali, educatori professionali. Essa è finalizzata a «consentire ad un individuo una visione realistica di sé e dell'ambiente sociale in cui si trova ad operare, in modo da poter meglio affrontare le scelte relative alla professione, al matrimonio, alla gestione dei rapporti interpersonali, con la riduzione al minimo della conflittualità dovuta a fattori soggettivi»,[26] ed è inoltre «un'attività di competenza relazionale che utilizza mezzi comunicazionali per agevolare l'autoconoscenza di se stessi attraverso la consapevolezza e lo sviluppo ottimale delle risorse personali, per migliorare il proprio stile di vita in maniera più soddisfacente e creativo».[27] Secondo Rollo May – uno dei padri fondatori del counseling insieme a Rogers – il counselor ha il compito di «favorire lo sviluppo e l'utilizzazione delle potenzialità del cliente, aiutandolo a superare eventuali problemi di personalità che gli impediscono di esprimersi pienamente e liberamente nel mondo esterno [...] il superamento del problema, la vera trasformazione, comunque, spetta solamente al cliente: il counselor può solo guidarlo, con empatia e rispetto, a ritrovare la libertà di essere se stesso».[28] La BACP (British Association for Counselling and Psychotherapy) fornisce la seguente definizione dell'attività di counseling: «Il counselor può indicare le opzioni di cui il cliente dispone e aiutarlo e seguire quella che sceglierà. Il counselor può aiutare il cliente a esaminare dettagliatamente le situazioni o i comportamenti che si sono rivelati problematici e trovare un punto piccolo ma cruciale da cui sia possibile originare qualche cambiamento. Qualunque approccio usi il counselor [...] lo scopo fondamentale è l'autonomia del cliente: che possa fare le sue scelte, prendere le sue decisioni e porle in essere».[29] Analogamente, AssoCounseling definisce l'attività di counseling come: «[...] un'attività il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita del cliente, sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione. Il counseling offre uno spazio di ascolto e di riflessione, nel quale esplorare difficoltà relative a processi evolutivi, fasi di transizione e stati di crisi e rinforzare capacità di scelta o di cambiamento».[30] Un'altra disciplina che vive un po' al confine con la psicologia è la meditazione mindfulness, ossia una pratica di concentrazione da molti considerata psicoterapeutica, ispirata alle meditazioni buddhiste. Sono sempre di più gli psicologi che praticano mindfulness o si iscrivono a scuole che la insegnano.

Copertina del libro.
Nel 2018 il filosofo e orientalista Federico Divino pubblica il saggio La Vera Psicoterapia. Indagine sull'Arte Medica Perfetta, nel quale attacca duramente la mindfulness, poiché esercitata da psicologi impreparati sulle discipline orientali come la meditazione buddhista, di cui Divino è acceso sostenitore. Con questo testo Divino difende l'autonomia e l'indipendenza della psicoterapia meditativa buddhista, ed attacca il mondo degli psicologi che è impreparato alla diversità delle tecniche psicologiche e si fossilizza esclusivamente su un metodo secondo lui inadeguato. Già negli anni precedenti aveva pubblicato diversi libri in cui prendeva le difese della psicoanalisi laica, ma in questo caso Divino propone la nascita di una psicoterapia interamente basata sulla pratica buddhista, e che sia dominio esclusivo degli orientalisti, poiché, come egli documenta nel suo libro, gli psicologi non ricevono neanche lontanamente una preparazione adeguata per affrontare un tipo di psicoterapia originatasi in un contesto sociale e culturale diverso come l'Asia (e che comunbque funziona ed avrebbe pieno diritto di pari dignità con le scuole psicologiche nate in Europa secoli dopo la psicologia buddhista), mentre invece un orientalista o un antropologo esperto di discipline orientali, potrebbe tranquillamente specializarsi nella pratica clinica della psicoterapia meditativa. Con quest'opera Divino riaccende il dibattito sul ruolo degli psicologi e su quale deve essere la corretta regolamentazione delle psicoterapie. Il Movimento di rinascita psicoanalitica promosso dai saggi di Federico Divino coinvolge numerosi studiosi, tra i quali anche alcuni psicologi e psicoterapeuti che approvano l'idea di un'indipendenza delle diverse scuole psicologiche. Divino collabora a diversi progetti, tra i quali la raccolta di ricerche sugli studi archetipici in onore di James Hillman per il volume Monumenta Archetypica edito da Edizioni Ediche Nuova Coscienza, per la quale in passato aveva curato due volumi di una rivista accademica di antropologia, psicologia e filosofia. In questo senso proficua è stata la collaborazione tra Divino e il professor Loïc D'Orlando, che da tempo si occupava di studi sulle religioni del mondo ed aveva proposto un metodo di ricerca psicologica ispirato alla filosofia taoista. Altri personaggi importanti che supportano Divino sono la naturopata Lucilla Sperati, che gestisce l'associazione Naturalia di Milano e da diversi anni si occupa di essere un punto di incontro per esperti di medicine e terapie naturali o "alternative", e poi anche lo scomparso Eugenio Dioscuro, che dedicò agli studi di Divino un saggio. In poco tempo dall'idea di Divino per una psicoanalisi laica orientata al buddhismo nacque la Medelogia. La Medelogia è una scuola filosofica fondata da Federico Divino e da questi considerata la forma moderna del Mādhyamaka, la filosofia buddhista di Nāgārjuna. Il termine “medelogia” è ampiamente utilizzato nei libri di Divino per indicare il sincretismo tra buddhismo e psicoanalisi. Dal momento che la visione di Divino incorpora tutta la visione buddhista legata all’impermanenza (Anitya), ampliandola con elementi di linguistica e psicoanalisi, è fondamentale cosa si intenda per medelogia per comprendere la filosofia di Divino. Originariamente nei suoi libri Divino ha affermato che il termine “medelogia” deriverebbe dal giapponese arcaico 愛 mede “amare”, tuttavia successivamente, in accordo con la sapienza buddhista dalla quale attinge, afferma che il termine è interpretabile come connesso al greco μηδέν, mēdén, nulla, niente e λόγος, lògos, parola, discorso, ossia la conoscenza della “vacuità”, del “vacuo”, o più semplicemente del “vuoto”, e pertanto vicino ai concetti buddhisti di Śūnyatā ed Advaita. Attualmente Divino intercambia il termine "Medelogia" con "Ipsologia", considerandoli sinonimi. Questo perché il termine "ipsologia" è stato ideato da Divino utilizzando il termine latino ipsum, da ipse e ipsus (termine derivato dal protoindoeuropeo *éy e *swé e successivamente dal proto-latino *eum-sum) che indica "sé stesso" che egli compara al concetto buddhista di Tathātā (तथाता) che indica la "la vera natura della cose", l'"autentica natura della realtà", vera appunto "in sé stessa" e "per sé stessa", nota in italiano anche come "talità", "quiddità" o "sicceità". Pertanto, lo studio della verità assoluta, vera "in sé e per sé" è lo studio di questa talità o quiddità, che Divino traduce come ipso-logia e ipso-analisi, ossia lo studio e l'analisi della verità assoluta, per com'è in sé e per sé.

[modifica] Contenziosi e scontri tra le varie discipline

Sebbene la psicoanalisi abbia anche una potenzialità psicoterapeutica, Sigmund Freud aveva sempre ribadito che il valore terapeutico era solo una delle possibili applicazioni della psicoanalisi. Pertanto la psicoanalisi va intesa come un percorso conoscitivo, che opera in persone che intendono avere una maggiore conoscenza della propria psiche, e occasionalmente, in caso di malessere come depressione o malattie come schizofrenia, può agire anche come psicoterapia, perché ne ha la potenzialità[31]. A questo punto bisogna stabilire, vista la sua valenza terapeutica, chi possa esercitare la psicoanalisi. Attualmente la soluzione nella maggior parte dei paesi europei è la seguente: se si viene da un background umanistico, si può fare la scuola di psicoanalisi ed esercitare come psicoanalisti, ma non come terapeuti, mentre se il background è psicologico o medico, allora la scuola conferisce anche il titolo di psicoterapeuta. In Italia non è stata adottata questa soluzione, poiché lo Stato riconosce per legge solo la psicoterapia, e lascia che gli psicoanalisti si autoregolamentino attraverso le scuole private, di fatto gli psicoanalisti non psicologi e non medici possono esercitare, ma corrono costantemente il rischio di essere accusati di abuso della professione di psicologo, l'unica riconosciuta e protetta da un Ordine professionale.

«Lo psicoterapeuta opera a fini terapeutici, lo (psico)analista opera a fini conoscitivi»[32]

Come abbiamo visto il dibattito fondamentale consiste nel definire se la psicoanalisi possa considerarsi o meno una psicoterapia, e se sì, se sia legittimo da parte di non-medici praticarla. Ultimamente alcune scuole di psicoanalisi ufficiali hanno deciso di permettere l’accesso al percorso di formazione non solo a medici o psicologi (vedi sezione successiva), in primis chi afferisce da studi umanistici come filosofia, antropologia, scienze delle religioni, sociologia o simili. Questa pratica sta incominciando tuttavia a creare alcuni contenziosi. Da un lato, scuole ufficiali di psicoanalisi che hanno il permesso legale per formare psicoanalisti ne formano alcuni non-medici, dall’altro non è noto fino a che punto questi psicoanalisti non-medici possano esercitare la professione senza essere ingiustamente accusati di abuso della professione medica. D’altro canto è anche vero che un’altra grande classe di “non medici” può esercitare la psicoanalisi: ossia gli psicologi, i quali, non necessariamente possiedono una specializzazione in psichiatria, che dunque gli consentirebbe l’esercizio della pratica medica, ma che possono legalmente diventare psicoanalisti.

Specializzazione Requisiti necessari Tecnica terapeutica Può prescrivere farmaci o cure Opera in ambito clinico
Psicologo Essere iscritto all’albo degli psicologi (è necessario superare un esame statale accessibile solo per i laureati in psicologia) Consulenza, valutazione diagnostica, sostegno e riabilitazione, purché non invadano l’ambito della psicoterapia No No se non è psicoterapeuta, ma dopo il ddl Lorenzin del 22 Dicembre 2017 tutti gli psicologi sono considerati operatori clinici
Psichiatra Superare la specializzazione in psichiatria (accessibile solo ai laureati in medicina) Cura farmacologica
Psicoterapeuta Superare la specializzazione in psicoterapia (accessibile solo a psicologi o medici) Tecniche terapeutiche psicodinamiche, spesso di ispirazione psicoanalitica, ma standardizzate in un codice clinico Solo se medico
Psicoanalista Ammissione ad una scuola di psicoanalisi (la maggior parte ammettono solo medici o psicologi, ma alcune ammettono anche umanisti da ogni altro ambito) oppure condurre un'analisi personale. Consulenza filosofica, analisi del profondo, soul counsellor, tecniche transferenziali, confidente personale, analisi dei sogni, analisi della psiche e molto altro Solo se medico o psichiatra Tecnicamente sì ma ufficialmente no
Ipsoanalista Essere studioso di Medelogia ed effettuare un'analisi personale secondo i criteri della meditazione medelogica insegnata nelle scuole di Medelogia Counselling filosofico, analisi della vacuità intrinseca di tutti i fenomeni (Śūnyatā), abolizione del sé (Anātman), raggiungimento della sapienza (Prajñā), liberazione dal dolore (Mokṣa), assunzione della corretta ortoprassi. Solo approcci fitoterapici e integratori naturali che rientrano nelle competenze del naturopata. Non è consentito prescrivere farmaci di competenza medica Sì ma solo nei paesi dove è riconosciuta la psicoterapia buddhista. In Italia gli ipsoanalisti sono dei meri counsellor.

La confusione non rientra solo nell’ambito della psicoanalisi. La professione dello psichiatra, ad esempio, in molti casi coincide con quella dello psicoterapeuta, del quale può svolgere le funzioni. Quasi tutte le specializzazioni elencate nella tabella qui sopra prevedono un training che in genere dura quattro anni, tuttavia la psicoanalisi non si svolge in ambito universitario, ma presso un altro psicoanalista che segue lo “studente”. Al giorno d’oggi sono sempre maggiori i casi di psicoanalisti che vengono da studi di filosofia e che hanno ottenuto il loro diploma di psicoanalista da una scuola di psicoanalisi, ad essere accusati di abuso della professione medica, in particolare dalla classe degli psicologi, i quali non credono che la psicoanalisi sia differente dalla psicoterapia, e che pertanto il diritto di praticarla o di formarsi nell’analisi appartenga solo a medici o psicologi. Una diatriba simile è ad esempio emersa recentemente nell’ambito della neonata figura professionale del “counsellor”, con la differenza che la psicoanalisi vanta quasi due secoli di età, mentre il counselling si sta sviluppando da pochi anni, e spesso le attività del "counselor" sono totalmente sovrapponibili ai compiti che già spettano allo psicologo secondo la Legge 56/89, il che crea numerosi contenziosi.

Psicoanalisi Psicoterapia Psicologia Counselling
Disagio interno, aiuto nella comprensione dell'eziologia di questo disagio, analisi del malessere Sofferenza psichica causa di disturbi mentali che impediscono la vita serena Problemi interpersonali limitati e specifici all'area del conflitto, supporto personale
Traumi infantili o repressi, nevrosi, conflitti interiori Disturbi di personalità, riparazione di strutture di disturbi mentali e patologici Ambivalenza, stress, scelte e decisioni difficili da compiere, difficoltà nella vita di tutti i giorni, problemi personali
Fattori interni (inconscio) e sue relazioni con il mondo
Fattori esterni (conscio) e relazioni con problemi di tutti i giorni
Autoanalisi, percorso conoscitivo di sé stessi, individuazione, rimozione della nevrosi, emersione del rimosso Complessità del funzionamento intrapsichico, impegno intensivo, supporto nella terapia Crescita personale e motivazionale, prevenzione e sviluppo della personalità, questioni educative e di orientamento vocazionale

Ad ogni modo esistono ancora oggi numerosissimi psicoanalisti non medici che sono anche personaggi di alto prestigio accademico, come Umberto Galimberti o Luigi Zoja. La figura dello psicoanalista è stata fondata da un neurologo (Freud), ma nel corso della sua storia ha accolto umanisti da ogni ambito, sia medico, come lo psichiatra Jung, che non medico come Theodor Reik, Otto Rank, Erik H. Erikson, Ernst Kris e moltissimi altri, che hanno contribuito enormemente alla letteratura analitica. Nel corso della sua storia, tuttavia, con l'erronea associazione tra psicoanalisi e psicoterapia, essa è diventata quasi appannaggio esclusivo dei medici o degli psichiatri. Secondo Umberto Galimberti infatti, la psicoanalisi in quanto fenomeno dell'umanesimo di stampo romantico è destinata a morire in quest'epoca sempre meno interessata all'essere umano, in favore di discipline asettiche e decisamente meno empatiche come appunto la psichiatria. Taluni sostengono che l'unica differenza sostanziale tra lo psichiatra e lo psicoterapeuta è che lo psichiatra può prescrivere farmaci. Questa definizione è abbastanza approssimativa, ma coglie la sostanza delle due discipline. I contenziosi più animati però riguardano la psicoanalisi e il counselling. Uno dei problemi principali inoltre risiede nel fatto che l'Italia è uno dei pochi paesi al mondo ad adottare una politica così ambigua nei confronti della psicoanalisi. Una situazione simile esiste solo negli USA ed in Francia, dove valgono come condizione d'entrata, accanto ai master di psicologia e medicina, anche quelli in scienze psicoanalitiche ed in scienze psicoterapeutiche. Terminata la formazione si può accedere all'albo nazionale dei terapeuti. In altri paesi d'Europa la distinzione tra psicoterapia e psicoanalisi è ben distinta e chiara, inoltre lo stato riconosce le due figure professionali come distinte, ma non necessariamente è considerato illecito l'invasione delle competenze[33]. Nel Regno Unito ad esempio la psicoterapia è liberamente praticabile da chiunque consegua una specializzazione in merito, essa non è accessibile esclusivamente a medici o psicologi come invece accade in Italia. In Austria hanno accesso alla formazione specialistica i laureati e i professionisti di tutte le aree umanistiche, sociali e sanitarie. Lo Stato garantisce l'istituzione e la conduzione di un Propedeutico biennale interuniversitario, accanto a quelli condotti da singole Università pubbliche o private. Inoltre esistono da tempo master in scienze psicoterapeutiche (PTW) e il cosiddetto Propedeutikum equivalenti a quelli in psicologia, ma maggiormente orientati alla pratica clinica. I diplomati in psicoterapia possono accedere alla libera professione iscrivendosi alla Camera degli psicoterapeuti non medici. In Germania possono esercitare la psicoterapia infantile oltre agli psicologi anche i laureati in pedagogia o scienze dell'educazione previa formazione specialistica in psicoterapia. A formazione conclusa si accede all'una o all'altra Camera degli psicoterapeuti: bambini-adolescenti o adulti. In Svizzera ogni master in scienze umane e sociali consente l'accesso alla formazione specialistica a seguito di una formazione complementare di livello universitario nelle materie rilevanti per la psicoterapia. Accanto alle Università esiste però il master in psicologia applicata delle Scuole universitarie professionali (SUP), maggiormente aperte ad accessi trasversali e attente ad integrare la teoria con la pratica in ambito pubblico e privato. Infine Politecnici federali e Scuole universitarie professionali (SUP) stanno studiando come attivare dei masters in scienze psicoterapeutiche (SPT). In Italia abbiamo alcune delle posizioni più critiche sulla psicoterapia sostenuta dallo psicologo svizzero Eugene Joseph D., che scrive un libro sulla psicoanalisi laica per commentare quasi esclusivamente la situazione della psicoterapia in Italia, criticandola duramente, ed auspicandosi la nascita di nuove discipline umanistiche che si occupino di medicina e psicologia. Eugene (che scrive col nome d'arte di Eugenio Dioscuro) parla di un "ritorno al significato etimologico di psicologia" ed un distacco dalla psicologia scientifica.

«La legge Ossicini regolamenta la professione di psicologo, creando la falsa impressione che essa esista in maniera assoluta. Si tratta in realtà, come nel caso della psicoterapia, di un falso giuridico promosso a legge.»[34]

La sua posizione è stata aspramente criticata dalla classe degli psicologi, che lo accusa di criticare un sistema, quello italiano, che non lo riguarda, essendo lui di origine svizzera[35]. Spesso Dioscuro è stato anche criticato di critiche troppo severe, arrivando addirittura, riprendendo un capitolo di un libro di Divino[36], a parlare di un complotto contro la psicoanalisi. Stando a Dioscuro, la psicoanalisi sarebbe stata attaccata dalle istituzioni perché rappresenterebbe la forma di psicologia più pura, una psicologia che le istituzioni non vogliono sia compresa dal popolo, dal momento che la usano i politici stessi per controllare gli stati. La "vera psicologia" quindi, secondo Dioscuro sarebbe stata rimpiazzata da una finta psicologia, quella accademica insegnata alle università, che non ha alcun potenziale serio nell'analisi della psiche. Spesso, parlando di questi argomenti, Dioscuro si rifà anche al commento di Freud a Psicologia delle masse di Gustave Le Bon.

[modifica] Lo scandalo della Sanatoria

Quando nel 1989 venne approvata la Legge Ossicini la professione degli psicoanalisti indipendenti dalla subordinazione all'ordine degli psicologi venne profondamente attaccata, e questo nonostante la legge non nomini nemmeno la psicoanalisi (per motivi che sappiamo essere legati alla volontà stessa degli psicoanalisti, che protestarono vibratamente contro una prima bozza della legge, che invece menzionava la psicoanalisi, come affine alla psicoterapia). L'assenza della psicoanalisi dalla legge non bastò ad evitare la confusione con la psicoterapia regolamentata dalla legge Ossicini, che non è, ricordiamo, la psicoterapia in assoluto, ma solo e soltanto quella esercitata da medici e psicologi. Nel suo saggio Psicanalisi e diritto. La formazione degli analisti e la regolamentazione giuridica delle psicoterapie (Il Soggetto & la Scienza Biblioteca dell’Immagine, Pordenone 1995) il dottor Ettore Perrella fa notare che la legge Ossicini «include dunque gli psicoterapeuti nell’ordine degli psicologi, prevedendo per loro, oltre alla laurea in medicina o psicologia, un ulteriore corso universitario quadriennale di specializzazione, ma non fa alcuna menzione del fatto che ad essere psicoterapeuta o psicanalista non s’impara sui libri o ascoltando delle lezioni, ma attraverso una pratica psicoterapeutica o psicanalitica personale, accompagnata, certo, da una preparazione specifica nella materia, ma secondo criteri che non sono affatto assimilabili alle modalità di studio universitarie. In effetti nessun corso universitario o parauniversitario potrà mai garantire da solo la formazione d’uno psicoterapeuta o d’uno psicanalista, perché la psicoterapia o la psicanalisi, comunque vengano impostate, non si limitano ad applicare alla pratica un sapere precostituito, ma devono volta per volta precisare e risituare soggettivamente questo sapere, che invece, se assunto come identico a se stesso, rischierebbe, essendo un sapere solo generale, di divenire anche un sapere generico». Sorgeva però un altro problema con l'approvazione della legge: ossia la nascita di un registro ufficiale di archiviazione degli psicoterapeuti abilitati ad esercitare, al pari anche di un registro degli psicologi iscritti all'Ordine. Sebbene infatti la legge Ossicini avesse chiarito che per iscriversi a tale registro (ovviamente controllato dall'Ordine degli psicologi appena istituito) bisognava rispettare determinate caratteristiche, tra le quali la laurea in psicologia o medicina, il diploma in psicoterapia e il passaggio dell'esame statale, esistevano altresì da diversi decenni numerose realtà estranee ad un percorso del genere, peraltro appena regolamentato, e che comunque praticavano la consulenza psicologica o la psicoterapia. Tra questi vi erano anche numerosi psicoanalisti che si ritenevano ovviamente anche capaci di esercitare psicoterapia. Per risolvere il problema di questi professionisti che già esercitavano da anni prima dell'approvazione della legge, il Governo istituì una serie di sanatorie, dei periodi transitori entro i quali chiunque poteva, presentando documentazioni che attestassero l'esercizio della psicoterapia in forma professionale, chiedere l'iscrizione all'albo degli psicologi o addirittura al registro degli psicoterapeuti abilitati pur non possedendo le caratteristiche sancite dalla legge per essere effettivamente iscritti. Attualmente esistono ancora numerosissimi psicologi e/o psicoterapeuti iscritti all'Ordine e abilitati grazie alle sanatorie. Queste sanatorie contribuirono altresì ad aumentare la confusione tra psicoanalisi e psicoterapia, dal momento che numerosi psicoanalisti chiesero ed ottennero l'iscrizione all'Albo tramite le sanatorie, vanificando così lo sforzo di quegli psicoanalisti che avevano espressamente chiesto la rimozione della psicoanalisi dalla Legge Ossicini, poiché non la ritenevano adatta a regolamentare la professione della psicoanalisi con le stesse norme previste per la psicologia e la psicoterapia, sperando che la psicoanalisi potesse continuare ad auto-regolamentarsi. Ovviamente così non fu, e con l'esodo di massa di numerosi psicoanalisti all'Ordine e con l'abilitazione alla psicoterapia anche le scuole che tradizionalmente si occupavano della formazione psicoanalitica hanno iniziato pian piano a precludere l'accesso ai non-medici e ai non-psicologi, diventando esclusivamente delle scuole di specializzazione per psicoterapeuti, e questo sebbene alcune (come il CIPA, siano state presiedute da personaggi, quali Luigi Zoja, che non erano laureate né in psicologia né in medicina).

«Attualmente, quindi, la situazione è estremamente confusa dal punto di vista giuridico, e nel campo della psicanalisi le cose non vanno certo molto meglio. Infatti continuano ad esserci analisti che non hanno voluto (o potuto) venire iscritti all’albo degli psicologi attraverso le norme transitorie previste dalla legge 56, e che perciò non possono godere dell’assimilazione della psicoterapia al regime fiscale delle prestazioni sanitarie, mentre – ed è questa la conseguenza più grave – tutti coloro che sono stati inclusi nell’elenco degli psicoterapeuti stanno inevitabilmente spingendo la psicanalisi verso una sua progressiva professionalizzazione, come se essa non fosse che una psicoterapia pari alle altre.»[37]

La conseguenza di tutto ciò ha prodotto due fazioni distinte in Italia: da un lato quelli che sostengono che la psicoanalisi sia a tutti gli effetti una disciplina di puro dominio dell'Ordine degli Psicologi (curiosamente, sostengono questa ipotesi anche gli psicoanalisti che si sono iscritti all'Albo grazie ad una sanatoria) e che promuovono continui attacchi contro presunti ciarlatani o selvaggi che praticano psicoanalisi, counseling e altre discipline ritenute dominio della psicologia senza essere iscritti all'Albo, e dall'altro lato vi sono quei pochissimi psicoanalisti che hanno rifiutato di usufruire della sanatoria, e che insieme ad altri esperti di discipline umanistiche difendono il diritto ad una Psicoanalisi Laica.

[modifica] Sostenitori Moderni e scontri interni

Alessandra Guerra in un'intervista di Giancarlo Calciolari

In Italia la psicoanalisi laica ha subìto un calo dei sostenitori dopo la sentenza della corte di cassazione (n. 14408 dell’11/04/2011) nei confronti di Alessandra Guerra, doppiamente laureata in filosofia e in medicina che è stata accusata di abuso della professione di psicoterapeuta nel corso dell'esercizio della psicoanalisi. La sentenza ha riconosciuto la differenza tra psicoanalisi e psicoterapia, tuttavia il giudice ha stabilito che la psicoanalisi possieda indubbiamente un valore terapeutico che dunque può portare ad abuso della professione di psicoterapeuta. La sentenza ha scatenato le reazioni degli psicoanalisti da un lato, che si sono opposti fermamente alla decisione del giudice, spesso producendo articoli o dibattiti in difesa di Alessandra Guerra, mentre dall'altro lato l'Ordine degli psicologi ha usato questa sentenza come pretesto per acquisire maggiore influenza sul mondo psicologico, pretendendo che l'articolo 21 del loro codice deontologico, che proibisce di insegnare tecniche psicologiche ai non futuri psicologi[38] venisse esteso anche a chi insegna psicologia senza essere uno psicologo statale. Alessandra Guerra è psicanalista di orientamento lacaniano e direttrice della collana ETS “Libertà di psicanalisi”. Ė promotrice del “Manifesto per la difesa della psicanalisi” e presidente del Movimento per la libertà della psicanalisi. La sentenza di cassazione n. 14408 dell’11/4/2011, cui l’Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna è arrivato dopo aver intentato un processo contro la dott.ssa Alessandra Guerra per esercizio abusivo della professione di psicologo e attività di psicoterapeuta, rappresenta un punto fondamentale nell'attacco degli psicologi al mondo psicanalitico. Eugenio Dioscuro nel suo libro ha preso le difese di Alessandra Guerra, sostenendo che la psicoanalisi ha valori terapeutici ma non può essere intesa come una psicoterapia nel senso in cui si intendono comunemente le psicoterapie in Italia. Alessandra Guerra ha fondato un'associazione culturale chiamata Movimento per la libertà della psicoanalisi. Nel 2016 l'associazione per la libertà di psicoanalisi denuncia lo stato italiano al consiglio europeo «perché sia dichiarato e comunque accertato che la situazione riguardante l’esercizio della professione di psicanalista in Italia non è conforme all’articolo 1 paragrafo 2 della Caria Sociale europea riveduta». Gli psicologi hanno esultato una sentenza che avrebbe difeso la psicologia dall'esercizio abusivo dei "ciarlatani", mentre gli psicoanalisti hanno ricordato che la psicoanalisi è espressamente esclusa dalla Legge Ossicini che regolamenta la professione di psicologo proprio perché quando i legislatori pensarono di aggiungere la psicoanalisi questi chiesero espressamente di essere esclusi da un'equiparazione alla semplice psicoterapia. Nonostante questo, oggi la psicoanalisi soffre molto per una mancanza di regolamentazione, dal momento che è impossibile stabilire dove e quando quest'ultima costituisca un abuso della professione di psicologo. La sentenza riporta:

«Ciò posto, la psicanalisi, quale quella riferibile alla condotta del ricorrente, è pur sempre una psicoterapia che si distingue dalle altre per i metodi usati per rimuovere disturbi mentali, emotivi e comportamentali.»

Il ricorso presentato dalla Guerra, laureata in medicina ma non iscritta ad alcun ordine professionale di medici, ha riconosciuto che la professione di psicoanalista è distinta dalla psicoterapia, ma le è comunque stato respinto in quanto non crollava l'accusa di abuso della professione di psicoterapeuta. Il giudice ha respinto il ricorso sulla base di un'opinione personale: ossia ritenendo che la psicoanalisi dovrebbe ricevere un riconoscimento statale, ma non avendolo se ne deduce che è del tutto confondibile con la psicoterapia[39]. Ciò detto, Sigmund Freud aveva dichiarato:

«Può darsi forse che i malati non siano, in questo caso, come gli altri malati, che i laici non siano propriamente laici e che i medici non offrano ciò che ci si potrebbe aspettare dai medici e su cui costoro fondano i loro diritti.»[40]

Pertanto sulla base di queste dichiarazioni, che furono portate da Freud a testimonianza dell'innocenza del suo allievo Theodor Reik, accusato dell'abuso di professione medica in quanto esercitava la psicoanalisi pur essendo laureato in filosofia, la psicoanalisi in Austria ed in altri paesi limitrofi venne distaccata dalla pratica medica (lo stesso Reik venne assolto grazie alla testimonianza di Freud). In Italia Alessandra Guerra gestisce una collana per l'editore ETS, chiamata "Libertà di Psicoanalisi" che si occupa di raccogliere testimonianze e manifesti a sostegno della psicoanalisi laica, tuttavia l'attività legata all'informazione sul tema è cessata dal 2014, mentre in Italia esistono apparentemente solo due organizzazioni a sostegno dell'analisi Laica che si occupano di difenderla in modo attivo. Inoltre la stessa Legge Ossicini consente quanto segue:

«La legge Ossicini non detta norme sulla psicoterapia in genere e non fa di essa una professione protetta nel senso dell’art. 2229 del codice civile, ma si riferisce solo alla psicoterapia praticata da psicologi e da medici, lasciando impregiudicato il trattamento normativo degli psicoterapeuti diversi dagli psicologi e dai medici e, in particolare, quello degli psicanalisti, che restano sottoposti ai principi generali del codice civile.» (cfr. Parere Pro Veritate sulla legge ossicini redatto dal Prof. Galgano)

Gli psicoanalisti in Italia possono dunque legalmente operare come tali nell'ambito della consulenza filosofica, che rientra a pieno titolo nelle attività professionali lecite. Si tratterebbe di una forma avanzata di counseling, perfettamente praticabile purché non vìoli la professione di psicoterapeuta. Ciò porterebbe in Italia ad un progressivo allontanamento tra la psicoanalisi, sempre più specializzata nella pratica della consulenza filosofica, e la psicoterapia, strutturata come una specifica pratica clinica. Un simile sviluppo è auspicato dalla scuola JHAPA che ha promosso la figura di soul counsellor e confidente professionale o Filosofo del Sé. Eugenio Dioscuro invece auspica per l'Italia una posizione simile a quella di altri paesi. Nel suo libro "Medelogia e Ipsoanalisi" promuove la nascita di una psicoanalisi basata sugli studi di Federico Divino, che faccia ampio uso della filosofia buddhista. La psicoanalisi di ispirazione buddhista, da lui chiamata Ipsoanalisi (ed una pratica medica chiamata Antropoiatria), rientrerebbe nell'ambito del counselling solo in quei paesi come l'Italia, mentre Dioscuro auspica che all'estero possa praticare anche come psicoterapia. Secondo numerosi studiosi del Buddhismo come Paul Williams, la filosofia buddhista è perfettamente definibile come una psicoterapia[41]. La posizione di Dioscuro è infatti altamente critica nei confronti della Psicoterapia, secondo lui inventata a tavolino per coprire i meriti della psicoanalisi, volendone negare il valore clinico.

«La psicoterapia è solo un caso particolare della vita relazionale quotidiana, mentre molti vorrebbero che la vita relazionale quotidiana fosse del tutto estranea alle specifiche modalità relazionali concettualizzate all'interno del loro orientamento psicoterapico, o addirittura obbedisse a queste ultime.»[42]

Vi sono poi casi controversi di psicoanalisti nati come laici, come è il caso di Luigi Zoja (laureato in economia) e Massimo Recalcati (laureato in filosofia) ma ai quali la successiva specializzazione in psicoanalisi consente di lavorare in ambito clinico senza ricevere alcuna critica, poiché conseguita in tempi in cui la psicologia non aveva ancora determinato il percorso dello psicoterapeuta. Luigi Zoja dopo la laurea in economia conseguita a Milano, ha continuato per un breve periodo con studi in ambito sociologico a partire dalla fine degli anni sessanta. Di lì a poco, frequenta l'Istituto C.G. Jung di Zurigo, presso cui consegue il diploma di psicologo analista e successivamente insegna. Ha lavorato in passato a Zurigo e New York, ed attualmente lavora a Milano. Ha tenuto corsi presso diverse università italiane ed estere. Dal 1984 al 1993, è stato presidente del CIPA, Centro Italiano di Psicologia Analitica. Dal 1998 al 2001, ha presieduto la International Association for Analytical Psychology (IAAP). Dal 2001 al 2007, è stato presidente del Comitato Etico internazionale della IAAP. Recalcati si è laureato in filosofia sotto la guida del professore Franco Fergnani e consegue la laurea nel 1985, discutendo una tesi dal titolo “Desir d’être e Todestrieb. Ipotesi per un confronto tra Sartre e Freud”. Nell'estate dello stesso anno, la lettura degli "Scritti" di J. Lacan segna il suo abbandono della filosofia e l'inizio della sua analisi lacaniana. Nel 1989 si specializza in Psicologia Sociale presso la Scuola di Psicologia di Milano. Svolge la sua formazione analitica tra Milano e Parigi, dal 1988 al 2007. Dal 1994 al 2002, è direttore scientifico nazionale dell’A.B.A.,Associazione per lo studio e la ricerca dell’anoressia-bulimia. Dal 1995 prende parte al Campo Freudiano e insegna all’“Istituto Freudiano per la clinica, la terapia, la scienza” di Milano e di Roma. Nel 2002 partecipa alla fondazione della “Scuola Lacaniana di Psicoanalisi” (SLP) e diventa A.M.E. È membro analista dell’“Associazione Lacaniana Italiana di Psicoanalisi” (ALIpsi) e di “Espace Analytique”. È direttore scientifico, e docente, della “Scuola di specializzazione in psicoterapia IRPA”. Nel 2003 fonda, insieme ad amici e colleghi, “Jonas: Centro di clinica psicoanalitica per i nuovi sintomi”, di cui è il presidente fino al 2007. Ha svolto attività di supervisione clinica presso diverse istituzioni della salute mentale (comunità terapeutiche, SerT, centri di psicoterapia, reparti ospedalieri) di diverse città italiane; attualmente, è supervisore clinico presso la Residenza Gruber di Bologna, specializzata nel trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare (D.C.A.) gravi. Ha insegnato nelle Università di Milano, Padova, Urbino, Bergamo, Lausanne. È professore a contratto di “Psicopatologia del comportamento alimentare” a Pavia, e insegna “Psicoanalisi e scienze umane” all’Università di Verona. Dal 2003 è direttore, e docente, del “Corso di specializzazione sulla clinica dei nuovi sintomi”, presso la sede Jonas Onlus di Milano. Ormai però data l'importanza che ha assunto la psicoterapia come pura specializzazione psicologica è praticamente impossibile per un non-laureato in psicologia essere iscritto alla lista degli psicoterapeuti, poiché le scuole di specializzazione in psicoterapia riconosciute dallo Stato accettano solo iscritti che siano laureati in psicologia o medicina. Anche all'estero, dove questa distinzione non è del tutto necessaria, si è accettata la dicotomia tra "psicoanalista psicoterapeuta" e "psicoanalista conoscitivo". L'istituto Jung di Zurigo, la più importante scuola di specializzazione in psicoanalisi junghiana pssiede due percorsi distinti: Curriculum Analyst International accessibile a chiunque e che forma in psicoanalisi non clinica, dunque dedicata solo a percorsi conoscitivi, e Curriculum for Analytical Psychotherapy for Psychologists and Doctors FMH Training for Psychiatrists che invece consente di operare come psicoterapeuti[43]. Sebbene dunque la distinzione tra psicoanalisi semplice e psicoterapia psicanalitica sia accettata, alcuni vi si oppongono, dichiarando che è impossibile operare una psicoanalisi che non abbia inevitabilmente valore terapeutico, e che pertanto si dovrebbe lasciar fare agli psicoanalisti il loro lavoro di terapeuti senza sindacare su quale sia il loro background accademico. Eugenio Dioscuro ha contestato per anni questa distinzione, definendola una “infondata idiozia”:

«Die Unterscheidung zwischen klinischer Psychoanalyse (Psychoanalytische Psychotherapie) und kognitiver Psychoanalyse (Psychoanalytische Beratung) ist ein grundloser Unsinn. Was für ein absurder Schwachsinn!»

Il 22 Novembre 2017 Eugenio Dioscuro muore a causa di una malattia terminale, lasciando detto a Lucilla Sperati di rifondare la sua associazione di Medelogia e di chiudere il dialogo con la psicoanalisi. Per Dioscuro si trattava di tempo perso, almeno in Italia. Ad ogni modo la posizione di Dioscuro è poco nota in Italia e trova maggiori sostenitori all'estero. Rimane comunque auspicabile uno sviluppo della legislazione Italiana in favore di una maggiore considerazione o di un riconoscimento ufficiale della psicoterapia come professione di specialità psicologica conseguibile per vie diverse dalla laurea in psicologia.

Caricatura di Eugenio Dioscuro, realizzata in suo onore a seguito della sua scomparsa.
Ad ogni modo la tesi proposta da Divino nei suoi libri e durante le sue conferenze, che vuole che la psicoanalisi esistesse già in una prima e più perfetta forma in oriente, e che il suo ideatore non fosse Freud bensì Nagarjuna, è stata molto criticata in Italia, mentre all'estero è stata particolarmente apprezzata, al punto che Divino è stato spinto ad aprire un sito, [www.medelogy.com] nel quale pubblica articoli di Medelogia principalmente in lingua inglese, con il preciso scopo di internazionalizzare la sua disciplina. Molti psicoanalisti hanno accettato l'idea che la psicoanalisi, come scrive Divino, sia una "faccenda buddhista", e stanno accettando le integrazioni proposte da Divino attraverso l'ipsoanalisi, che studia approfonditamente la filosofia e la psicologia buddhista, ma anche la medicina buddhista, il cui uso ufficiale risiede nella medicina tibetana. Divino ha difeso per molto tempo e con molto impegno la Psicoanalisi Laica, ma nel suo ultimo libro ha dichiarato di essere così stato deluso dagli psicoanalisti di aver deciso di fondare una sua scuola indipendente, che recuperi il Madhyamaka di Nagarjuna in qualità di perfetta scuola di filosofia e prima forma completa di psicoanalisi. Nel 2018 Divino scriverà il suo libro più importante in assoluto: La Vera Psicoterapia. Indagine sull’Arte Medica Perfetta, con cui proporrà ufficialmente e con rigore accademico dovuto, le sue teorie al mondo. Il testo è stato apprezzato e sostenuto da molti psicologi, e ha ricevuto la prefazione di Michele Mezzanotte, psicoterapeuta e direttore della rivista di psicologia “L’Anima fa Arte”, con la quale Divino inizierà a collaborare dal 2018 scrivendo diversi articoli. Nonostante Divino abbia anche formulato importanti teorie legate all'ambito psicoterapico, non ha mai praticato la psicoterapia né la psicoanalisi, eccetto come consulto gratuito dato ad amici. Ha lasciato che fossero i laureati in psicologia, come Dioscuro, a praticare l'ipsoanalisi secondo le sue direttive. A detta delle ultime dichiarazioni di Dioscuro, i risultati erano sorprendenti, ma non sapremo mai se ciò è vero. In un suo articolo[44], Divino afferma di essere entrato in contatto con Alessandra Guerra, ma nonostante questo non ne è scaturita alcuna collaborazione. Attualmente i sostenitori della Medelogia temono un blocco del progetto o una cristallizzazione dello stesso, a causa degli ostacoli oggettivi imposti dallo Stato italiano nei confronti delle discipline non organizzate. Per ora sono stati pubblicati solo articoli in inglese che riprendono l vecchie tematiche della Medelogia, come lo studio del buddhismo (cfr. Nagarjuna's Psychoanalysis [45]) oppure una serie di articoli dedicati all'Antropoiatria, che integrano l'ipsoanalisi medelogica con le medicine orientali tradizionali, in particolare la medicina tibetana e la medicina cinese[46].

[modifica] La psicoanalisi laica oggi: counselling, psicologie alternative e ipsoanalisi

Senza dubbio la psicoanalisi in Italia, se praticata da non-psicologi non ha alcuna tutela da parte dello stato, se non la sola legge del 2013 sulle professioni non-organizzate. Tuttavia da questo punto di vista, secondo il solo aspetto giuridico la psicoanalisi non è dissimile dal counselling, ed infatti molti psicoanalisti operanti oggi si riferiscono alla loro professione come "counselling psicoanalitico" o semplicemente analitico. Il counseling è una professione non organizzata, ovvero priva di una legge istitutiva e di un ordine professionale. A seguito del varo da parte del parlamento della legge 14 gennaio 2013, n. 4, "in materia di professioni non organizzate"[47] il counseling è stato inserito tra le professioni intellettuali,[48] per esercitare le quali non è necessario seguire alcun iter specifico. La normativa lascia al singolo professionista la facoltà di qualificarsi professionalmente intraprendendo un percorso di certificazione professionale presso un'associazione professionale di categoria[49] o attraverso la cosiddetta autoregolamentazione volontaria.[50] Le maggiori critiche all'attività di counseling vengono mosse da una parte della categoria degli psicologi (alcuni Ordini regionali ed alcune associazioni di categoria) e riguardano, in particolare, i seguenti punti:

  • l'attività di counseling è in realtà attività di "consulenza psicologica" e "sostegno psicologico" e, pertanto, i counselor che si definiscono tali ma che non sono psicologi iscritti all'Ordine compiono un abuso (esercizio abusivo di professione). L'attività del "counselor" è infatti totalmente sovrapponibile ai compiti che già spettano allo psicologo secondo la Legge 56/89 ;[51];
  • la non regolamentazione della professione di counseling nuoce agli utenti in quanto vengono a mancare i presupposti minimi per la tutela che, invece, una professione regolamentata garantisce (Legge di ordinamento, codice deontologico, etc.);
  • molte competenze del counseling sono competenze proprie alla professione di psicologo, e dunque le stesse scuole di specializzazione per psicoterapeuti che erogano corsi di counseling a non psicologi potrebbero compiere un abuso in riferimento agli articoli 8 e 21 del codice deontologico degli psicologi;[52] Questo principio, ribadito dall'Ordine degli Psicologi della Lombardia, ed avverso cui era stata promossa un'azione legale da alcuni ricorrenti, è stato confermato dalla Sentenza n. 10289 del 26 maggio 2011 della quinta sezione civile del Tribunale di Milano. Avverso questa sentenza di primo grado è stato effettuato ricorso in appello, che si è concluso confermando la sentenza di primo grado, evidenziando il difetto di legittimazione attiva dei ricorrenti[53].
  • molte competenze del counseling, essendo competenze proprie alla professione di psicologo, possono essere esercitate solo da psicologi iscritti all'Albo, ex art. 1, L. 56/89.[54]

Le associazioni di categoria di counseling ed alcune associazioni di categoria di psicologi, sostengono invece che:

  • già l'Antitrust si è espresso nel 1999[55] rispetto alla non obbligatorietà dell'esistenza di un Ordine professionale per esercitare una professione;
  • l'ENPAP (Ente nazionale di previdenza e assistenza degli psicologi) nel 2003 effettua una delibera suggerendo al Ministero della Giustizia di comprendere anche professioni affini alla psicologia tra i propri contribuenti;[56]
  • la giurisprudenza attualmente esistente in Italia non ha fino ad oggi rilevato – nonostante precise accuse rivolte ai counselor di esercizio abusivo della professione di psicologo ai sensi dell'art. 348 del Codice penale – abusi di professione da parte di counselor;[57]
  • il recepimento della Direttiva dell'Unione Europea 2005/36/CE[58] offre la possibilità per le associazioni di categoria di counseling di potersi iscrivere in uno speciale elenco redatto dal Ministero della Giustizia;
  • il successivo Decreto Interministeriale (Ministero della Giustizia e Ministero del commercio internazionale)[59] che istituisce il procedimento per la valutazione delle istanze di riconoscimento delle associazioni di categoria.

La dialettica di questa differenza di posizioni si estrinseca attraverso tre distinti canali:

  • politico-professionale: attraverso la discussione e il dibattito interno alle due categorie;
  • normativo: attraverso pressioni lobbistiche di entrambi gli schieramenti tese a promuovere o meno specifiche leggi;
  • legale: attraverso interventi promossi sia per iniziativa privata (singoli professionisti e associazioni di categoria) che istituzionale (ordine professionale).

Da un punto di vista epistemologico il counseling si differenzierebbe dalla psicoterapia per:

  • l'adozione di un metodo diverso da quelli riferiti a "medico-paziente" propri dei modelli psicoterapeutici (anche se ciò non si verifica nell'approccio centrato sulla persona rogersiano dove counselling e psicoterapia condividono la stessa impostazione dove l'esperto è il cliente);
  • la definizione dell'obiettivo concreto e del contesto spazio-temporale della relazione counselor-cliente;
  • l'esclusione della psicopatologia come settore di intervento.

A differenza del paziente nella psicoterapia, il cliente nel counseling non ha bisogno di essere curato né aiutato a superare una sofferenza psicologica, ma si avvale delle competenze del counselor come sussidio delle capacità che già possiede in modo da conseguire gli obiettivi che desidera, nei modi e nei tempi che gli sono consoni. Tuttavia queste differenze non sono dimostrabili, e de facto qualsiasi consulenza filosofica e di sostegno umano ha un valore psicoterapeutico, come scriveva anche Sadi Marhaba[60].

L'unico libro di Eugenio Dioscuro, nonché una delle più grandi opere in difesa della psicoanalisi laica esistenti.
Spesso i sostenitori della psicoanalisi laica fanno notare che quando Freud scrisse della "questione" della psicoanalisi Laica, si è commesso un errore, nel credere che il problema fosse "la psicoanalisi condotta da non-medici", poiché per lo stesso Freud la psicoanalisi è laica, dunque la psicoanalisi laica è la vera forma della psicoanalisi. Piuttosto il "problema" è costituito dagli analisti medici (e psicologi) e dalla sempre maggiore clinicizzazione della psicoanalisi. Tuttavia oggi non esistono numerosi sostenitori moderni della psicoanalisi, almeno in territorio italiano. All'estero la questione non sussiste poiché la psicoanalisi è regolamentata e riconosciuta. In Francia i legislatori hanno tentato di regolamentarla in un modo ritenuto opprimente dagli psicoanalisti, i quali hanno protestato in massa con il famoso "manifesto" e sono riusciti a far valere parte dei loro diritti. Tuttavia, per ragioni storiche, la psicoanalisi "laica" francese è per la maggioranza di orientamento lacaniano. Sulla questione italiana abbiamo già parlato dei principali sostenitori. Attualmente Alessandra Guerra non è più attiva nella difesa dell'analisi laica, fatto salvo per la sua adesione al Mo.P.I. e la gestione di un sito che raccoglie contributi sul tema[61]. Anche la "Scuola di Psicanalisi Freudiana"[62] difende l'analisi laica e permette ai suoi studenti di iscriversi indipendentemente dall'esame di stato per psicologi. Dopo la morte di Eugenio Dioscuro pertanto esistono solo due scuole di psicoanalisi laica. Nello specifico si sono fondate due discipline "nuove" a partire dalla difesa della psicoanalisi laica.
Dipinto raffigurante Nagarjuna, considerato il fondatore della Medelogia (col nome di Madhyamaka).
La sua formazione è molto complessa, poiché Divino rigetta totalmente il sistema del passe analitico elaborato da Lacan, e parla piuttosto di una garanzia di consapevolezza da parte dell'ipsoanalista, la quale spesso è del tutto assente, a detta sua, negli psicanalisti moderni. Divino struttura la Medelogia per essere il più distante possibile dalla psicologia moderna e soprattutto dall'allopatia, dal momento che la "terapia" medelogica va secondo lui intesa a trecentosessanta gradi, divenendo dunque contemporaneamente una psicoterapia meditativa ed una medicina del corpo. Lo scopo di entrambe sarebbe non una semplice guarigione da un trauma o da una malattia mentale o fisica, ma dalla liberazione definitiva dal dolore, che è anche il messaggio buddhista. Ad ogni modo per essere considerati ipsoanalisti è necessario un durissimo training che non comprende le sole lezioni di Medelogia ma anche un'approfondita analisi personale e l'adozione di abitudini comportamentali molto rigide, come l'abbandono del consumo di carne animale o di latticini, che non deve essere vissuto come una privazione (in caso contrario non si è pronti per l'ipsoanalisi) così come il soggetto deve abbandonare l'attaccamento per i beni materiali e soprattutto per l'identità nazionale ed individuale. Mentre per le varie psicologie l'Io o talvolta il Sé rivestono un'imprtanza centrale, in Medelogia sono fattori da distruggere, poiché comportano egoismo e attaccamento e soffocano l'emersione della vera natura dell'Anima. A differenza delle varie psicoterapie e medicine occidentali, che si focalizano su uno o più problemi e non hanno la pretesa di possedere una verità ultima, la Medelogia nasce proprio come perfezionamento della cosiddetta psicoterapia buddhista e della medicina tibetana (l'unica medicina buddhista esistente) per permettere la liberazione definitiva dal duḥkha. La singola nevrosi o la singola malattia dunque, sono solo un pretesto di partenza per intraprendere un'analisi conoscitiva, che altro non è che un percorso di insegnamento volto a rendere l'allievo un maestro a sua volta. Quando si diviene maestri? Quando si ottiene il Mokṣa, la liberazione definitiva dalle illusioni del mondo e dalle sue sofferenze. Stando a queste affermazioni, la Medelogia non sarebbe altro che la più moderna delle scuole buddhiste, che rivendica con fierezza le sue competenze in ambito di psicoterapia e di terapia in generale. Con ciò va anche detto che in Italia essa non può operare al di là dei limiti del counselling, come del resto anche la Naturopatia. A Milano, la scuola Psyche Institute fondata da Lucilla Sperati è l'unica ufficialmente riconosciuta da Divino come istituto in grado di impartire insegnamenti di Medelogia, e pertanto in grado di permettere di intraprendere quel lungo percorso che conduce alla propria liberazione (pratyekabuddha) o in aggiunta, facoltativamente, anche alla pratica di aiuto per gli altri, divenendo ipsoanalisti (che Divino paragona ai Bodhisattva) per permettere anche al prossimo, tramite la psicoanalisi laica ad orientamento medelogico, di ottenere la stessa liberazione dalla sofferenza. A Divino sono state mosse anche alcune critiche: in primis per aver proibito categoricamente a tutti gli psicologi iscritti all'albo e ai medici iscritti ad un relativo albo, di studiare la Medelogia e di essere considerati studiosi di Medelogia. Divino ha infatti consentito solo ai laureati in psicologia o medicina di studiare medelogia, precludendo ogni accesso agli iscritti ad un Ordine professionale, in parte per la sua avversione alla psichiatria occidentale, ma anche per la sua critica nei confronti degli Ordini professionali, che egli definisce un "ricatto" istituzionalizzato.

Nel corso dei suoi studi, Federico Divino ha avuto modo di raccogliere numerose fonti a sostegno della psicoanalisi laica, ed ha scritto numerosi articoli sul suo blog italiano come sul sito internazionale di Medelogia. Quando poi ha deciso di "rinunciare" alla psicoanalisi, preferendo perseguire la sua difesa della Medelogia ed il suo percorso antipsichiatrico, ha preferito pubblicare tutto il materiale raccolto online. Di seguito trovate un elenco di tutti gli articoli che ha raccolto sulla psicoanalisi laica:

  • Ettore Perrella : Psicanalisi e diritto. La formazione degli analisti e la regolamentazione giuridica delle psicoterapie [13]
  • Mauro Santacatterina : Dalla Legge alla Psicanalisi. Vicende recenti degli analisti italiani [14]
  • Sadi Marhaba : Riflessioni di un non-psicoterapeuta sulla psicoterapia, 1988-2012 [15]
  • Moreno Manghi : Cosa regolamenta effettivamente la legge Ossicini? [16]
  • Moreno Manghi : Ossi 1. Un esempio di degenerazione del diritto: la "Legge ossicini" [17]
  • Moreno Manghi : Confutazione di una sentenza aberrante della corte di appello che condanna, per abuso della professione di psicoterapeuta, un soggetto dichiaratosi psicoanalista. Appello per impedire che per il diritto, tale sentenza aberrante non costituisca, nel silenzio e nell'indifferenza, un "precedente" [18]
  • Russel Jacoby : L'Americanizzazione della psicoanalisi. Il tradimento di Freud, la scelta per il riduzionismo medico e la vita conformista, la spoliticizzazione, il consolidamento dell'establishment psicoanalitico nella seconda generazione degli analisti esule in America [19]
  • Reclamo collettivo presentato alla commissione Europea [20]

Sebbene Divino includa lo studio di questi articoli per la formazione dei suoi "allievi" (Śrāvaka) in Medelogia, va anche detto che nelle sue lezioni critica aspramente tanto la psicologia quanto la psichiatria ed in assoluto la medicina allopatica, che egli considera quanto di più distante ci sia dalla salute umana. Ha spesso ribadito che l'unica pratica utile ideata dalla medicina occidentale è la chirurgia, mentre tutto il resto sarebbe da buttare e da sostituire con le medicine orientali, a detta sua estremamente più avanzate (nonché storicamente più antiche) di quella Occidentale. Ha preso diverse volte le difese della Naturopatia, e dopo l'abolizione della professione di erborista da parte del governo italiano (Atto di Governo n. 490, Art. 8), pur criticando l'oscurantismo italiano nei confronti delle terapie naturali, ha auspicato che le competenze degli erboristi si uniscano a quelle dei naturopati in una rifondazione della medicina naturale più forte di prima.

Federico Divino insieme a Lucilla Sperati durante un convegno a Milano
Il termine Medelogia è una tautologia volutamente priva di senso. Deriva dalle parole greche per indicare “e non” e “uno”. Un riferimento al Vacuismo, il pensiero che ritiene che la realtà sia intrinsecamente priva di sostanza. Il precursore della Medelogia è il filosofo indiano Nāgārjuna, uno dei più grandi pensatori del buddhismo, tale da essere chiamato “il secondo Buddha”. Nagarjuna, secondo Divino, è stato il vero fondatore della psicoanalisi, ma così come la psicoanalisi di Freud e successive diramazioni (in particolare Jung) non ha saputo esprimere il pieno del suo potenziale, allo stesso modo la “filosofia della via di mezzo” di Nagarjuna, il Madhyamaka, non ha avuto gli sviluppi che meritava, divenendo la base della “religione” buddhista Mahayana, un esito non voluto da Nagarjuna che, come il Buddha storico, non era interessato a fondare una religione, ma una pratica filosofica. Tutto questo è argomentato nel libro di medelogia “Il Buddhismo Riformato”. La Medelogia nasce per ritornare a Nagarjuna. Viene fondata nel 2014 da Federico Divino, studioso di psicoanalisi e al tempo laureando in Orientalistica presso La Sapienza di Roma. Divino aveva intenzione di recuperare la filosofia di Nagarjuna, dimostrare che essa era la vera psicoanalisi e restituire quest’ultima ai medeisti, i ricercatori di “sapienza” (che sia sophia per i greci o prajna per gli indiani) il diritto ed il dovere di praticare la psicoanalisi.

Divino inizia così a pubblicare alcuni libri, in cui argomenta il debito di Freud e Jung nei confronti del buddhismo e soprattutto del Madhyamaka. Ne “La Madre di Psiche” (Enigma edizioni, 2016) e ne “Il Buddhismo Riformato” (Enigma edizioni, 2017) sono presenti numerosi capitoli e tabelle comparative a sostegno di questa tesi. Dopo aver dimostrato che la psicoanalisi era stata anticipata da Nagarjuna i libri propongono anche la nascita della Medelogia, ormai ufficialmente esistente come pratica filosofica. Mede-logia significa anche “lo studio del mezzo”, in onore alla “via di mezzo”, la filosofia di Nagarjuna (Madhyamaka). Per coloro che non vogliono tenere la filosofia per loro stessi, ma sono anche consapevoli del valore che potrebbe avere per altri esseri umani, Divino ha pensato che i counsellor, gli psicologi analitici o gli psicoanalisti finanche ai programmatori neuro-linguisti, avrebbero potuto beneficiare della Medelogia attraverso una pratica di consulto filosofico-analitico. La psicoanalisi su base Medelogica si chiama Ipsoanalisi, ossia analisi delle cose come sono in sé stesse. L’Ipsoanalisi non è una psicoterapia per l’Italia, che ha imposto una legge ridicola che accomuna la psicoterapia alla medicina, ma del resto non potevamo aspettarci nessuna azione onesta da parte dello stesso paese che ancora non riconosce la naturopatia come medicina autentica. In altri paesi europei, dove è possibile laurearsi in medicina naturale (all’università e non in qualche istituto privato dal valore ufficiale quasi nullo) e fregiarsi del titolo di “medico” anche se si è naturopati allora è anche possibile per gli psicoanalisti poter praticare la psicoterapia senza sottostare al diktat delle società psicologiche che hanno consentito alla medicina allopatica di monopolizzare la cura dell’anima; ed è in questi paesi che Divino auspica che il valore terapeutico della Medelogia, ossia l’Antropoiatria (la cura per l’essere umano) possa esprimersi al meglio. Esiste ovviamente un training specializzato per ipsoanalisti, ma attualmente è tramandato solo per via orale, sebbene sia stato anticipato nel libro “Medelogia e Ipsoanalisi”. La Medelogia si basa sulle idee di Nagarjuna applicate alla psicoanalisi e rielaborate da Federico Divino nei suoi principali libri: “Il Buddhismo Riformato”, “La Madre di Psiche” e “Piaghe del Pensiero”, i primi tre testi di Medelogia e, attualmente, i più importanti. Oltre al Vacuismo, l’Anitya, l’Advaita e la śūnyatā la Medelogia ha come assunto fondamentale il valore “terapeutico” (in senso filosofico) della karuṇā, la Grande Compassione, il valore più importante anche del buddhismo, ribadito svariate volte da Divino nei suoi testi. Mede-logia significa anche “studio del mede“, termine che in Giapponese antico significa “Amore”. Nelle principali opere di Medelogia sono stati rivolti numerosi appelli alla politica e soprattutto alla psichiatria, alla medicina e alla filosofia. Tra questi messaggi ricordiamo i più forti:

  • Invito al mondo della psichiatria a considerare la guerra come una malattia mentale (ptolemopatia) la quale sarebbe un derivato del cupio dissolvi, e che però affliggerebbe anche tutti i funzionari di un qualsiasi comparto militare, dai semplici poliziotti ai militati. Per la Medelogia, "concepire e accettare psicologicamente che la violenza, in qualsiasi sua forma, possa essere utilizzata come mezzo per ottenere un risultato di qualsiasi genere è in realtà una delle forme più gravi di psicosi, e tutti coloro che ne soffrono sono un pericolo per l'equilibrio della pace". Gli esponenti della Medelogia hanno spesso dichiarato che la malattia più diffusa al mondo non è né il cancro né la depressione, bensì la ptolemopatia.
  • Invito al mondo accademico a riformarsi a partire dalle sue basi, abolendo le convenzioni accademiche per la stesura dei lavori "scientifici"
  • Invito al mondo della psicoanalisi a dissolversi e ad accettare in massa la verità della Medelogia
  • Invito agli ordini professionali, da quello dei medici a quello degli psicologi finanche a quello degli avvocati, ad auto-abolirsi
  • Invito al mondo della filosofia a smetterla di considerare i laureati in filosofia dei filosofi o degli esperti di filosofia

Secondo Federico Divino l’essere umano ha una sua natura che possiamo definire tathāgatagarbha (natura intrinseca), rappresentante tendenze inconsce che formano una complessa struttura metafisica dove hanno origine emozioni ed azioni. La Coscienza possiede un’etica empatica e reputa ad esempio ingiuste le ‘leggi della natura’ di sopravvivenza, dove vince il più forte e gli animali si mangiano l’uno con l’altro e dove morte e sofferenza sussistono quotidianamente. L’uomo si è estraniato dalla natura quindi e come analizza Divino non è più integrabile con essa, e può solo trovare un modo per conviverci in armonia. D’altra parte - sostiene Lucilla Sperati - l’uomo non riesce più a vivere in armonia nemmeno nella società che si è costruito, che è divenuta alienante e totalmente disarmonizzata e l’uomo si sente quindi in grande disagio fisico, psichico e interiore arrivando nel tempo a sviluppare sempre più gravi nevrosi e disfunzioni psichiche-patologiche, soprattutto dall’avvento delle tecnologie con le quali si è creata una sempre maggiore dipendenza spesso schizofrenica (vds. uso spasmodico di tv, pc, cellulari, i-pad etc. con i relativi effetti nocivi di assorbimento prolungato di onde elettromagnetiche che, secondo i miei studi ventennali, ho cercato di dimostrare quanto siano cancerogene e nocive per il SNC, metabolismo, sistema immunitario, oltre che squilibrare l’energia della persona), che hanno reso l’uomo stesso una sorta di robot e macchina senza ‘anima e psiche’ (che in tal caso subisce manipolazione subliminale e condizionamento) e hanno disabituato l’uomo ad utilizzare le sue immense facoltà psichiche (ad oggi vengono difatti utilizzate solo in minima percentuale proprio a causa della dipendenza da tecnologie; quante persone per fare semplici calcoli usano la calcolatrice e non più la mente!) e della sua permanenza in ambienti chiusi, dove la natura non ‘entra’. Si fa notare come già popolazioni antiche greche e giapponesi avevano intuito il danno derivante dall’uso di tecnologie. I Greci avevano compreso il conflitto tra uomo e natura tra natura e ‘techne’. Il confronto dell’uomo con l’esterno è per lui fonte di angoscia ed egli quando si mette di fronte a uno specchio e ‘acquisisce coscienza di sé’, in cui il sé non è altro che un insieme per Divino di vari fattori fisiologici e psicologici. L’uomo si confronta con la sua ‘non eternità’ e deterioramento fisico e ciò che lo angoscia di più è la paura della morte fisica, non conoscendo ciò che avviene dopo che lo spirito lascia l’involucro (corpo) ed è messo di fronte quindi anche all’impermanenza e continua trasformazione delle cose. Così il Sé non permane dopo la morte fisica, essendo un semplice costrutto ed è quindi impermanente, così tutti i fenomeni che ci circondano e sono interdipendenti tra loro, trasmutano. Il fiore esiste perché così è concepito nella nostra mente come concetto linguistico, ed associando al fiore una serie di fenomeni interdipendenti, come il petalo, il gambo. Il profumo e così via, convinti che tale concetto sia uguale per tutti mentre non è così poiché la percezione e definizione ed attribuzione cambia a seconda delle culture e accezioni linguistiche e se consideriamo poi che un fiore è anche fatto di cellule e a sua volta di nucleo, mitocondri, dna, atomi, particelle subatomiche fino a giungere ad un’unica matrice luminoso vibratoria che compone tutte le particelle e quindi ciò che vediamo e ci circonda infine, ovvero la realtà ‘materiale’ non è altro che un aggregato di luci e suoni che creano differenti categorie che sono arbitrarie e individuali e non universali, e alla fine tutto ha in comune una medesima matrice. Il fiore pertanto da dove inizia? Dal petalo, o dal gambo o radice? Così la Natura stessa non è altro che un costrutto della nostra mente esattamente come il singolo fiore e qualsiasi altra cosa per noi visibile e che ci circonda non è altro quindi che una costruzione e realizzazione della nostra Psiche e l’uomo infine è succube dei suoi stessi limiti. Opere considerate "canoniche" dagli studiosi di Medelogia ma che sono state scritte prima della fondazione della Medelogia o da autori che non hanno aderito alla Medelogia, ma che hanno prodotto contenuti di vitale importanza per la Medelogia contemporanea. Nāgārjuna è ufficialmente considerato il fondatore della Medelogia in tempi antichi. La Medelogia contemporanea si considera una ri-fondazione del pensiero di Nāgārjuna applicato alla modernità e riportato al messaggio originario, dunque lontano dalle derivazioni religiose che ne sono scaturite.

  • Nāgārjuna : Mūla-madhyamaka-kārikā (conosciuto anche come Madhyamaka-kārikā, Prajñāmamūlamadhyamakakārikā o Madhyamaka-śāstra, cin. 中論 Zhōnglùn, giapp. Chūron, tib. dBu-ma rtsa-ba'i thsig le'ur byas-pa shes-rab ces-bya-ba, Le stanze del cammino di mezzo), composta in 448 strofe divise in 27 sezioni, è una critica serrata agli Abhidharma delle scuole del Buddhismo dei Nikaya.
  • Nāgārjuna : Vigrahavyāvartanī (Lo sterminio degli errori).
  • Nāgārjuna : Śunyātāsaptati (Le settanta stanze sulla vacuità).
  • Nāgārjuna : Yuktiṣāṣṭika (Sessanta stanze sulla coerenza).
  • Nāgārjuna : Vaidalyaprakaraṇa (Commento al Vaidalyasutra).
  • Nāgārjuna : Pratītyasamutpādahṝdayakārika (Gli elementi della Coproduzione condizionata).
  • Nāgārjuna : Bodhicittavivaraṇa (Trattato sulla mente illuminata).
  • Nāgārjuna : Bodhisaṃbhāra (I requisiti per l'illuminazione).
  • Detlef, Lauf : Il libro tibetano dei morti, Edizioni Mediterranee, 1992.
  • Galimberti, Umberto : Psichiatria e fenomenologia, Milano, Feltrinelli, 1979; 1999.
  • Galimberti, Umberto : La terra senza il male. Jung: dall'inconscio al simbolo, Milano, Feltrinelli, 1984; 2001.
  • Galimberti, Umberto : Psiche e techne. L'uomo nell'età della tecnica, Milano, Feltrinelli, 1999.

Tolto Nāgārjuna, considerato quasi un patrono della Medelogia, gli altri autori probabilmente non conoscono nemmeno l'esistenza dell'ipsoanalisi e dell'ipsologia, ma i loro contenuti hanno ispirato enormemente la stesura della Medelogia moderna, nonostante alcune idee contrastanti rispetto ai concetti di base della Medelogia. Tuttavia la creazione di una disciplina psicoanalitica esclusivamente conoscitiva, che dunque, per evitare le critiche basate sull'interpretazione della legge Ossicini, non contempla assolutamente la possibilità di essere una psicoterapia (di fatto alla scuola sono ammessi laureati da ogni provenienza, e dunque per la legge italiana non possono diventare psicoterapeuti, a meno che non siano psicologi ordinati) e dunque esclude una delle potenzialità della psicoanalisi. L'isituzione della figura del "filosofo terapeuta" sopperisce in parte a questa mancanza, ma chi opera in questo settore deve stare molto attento a non sfociare nelle competenze di uno psicoterapeuta, almeno sul territorio italiano. Anche Umberto Galimberti, fondando una scuola per i professionisti in "consulenze filosofiche" ha di fatto tentato di recuperare tutte le potenzialità recuperabili dalla psicoanalisi e dalla filosofia, allontanandole dalla psicologia-psicoterapia, sempre più vicina agli aspetti clinici e medici. In questo spirito proponiamo il Master di Specializzazione in Counseling Filosofico, un programma unico, organizzato in un triennio di formazione, progettato per rilanciare la tua vita professionale e stimolare la tua attività intellettuale. La Scuola Superiore di Counseling Filosofico da lui co-fondata fa parte del Dipartimento di Pratiche filosofiche e Filosofia Applicata dell' Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria ISFiPP. Dopo il conseguimento del diploma vi è l'iscrizione al Registro Nazionale dei Counselor Filosofici Professionisti Certificati SSCF & ISFiPP e nel Professional ISFiPP Club. Il Master è pensato anche per coloro che intendono non perdere le opportunità lavorative aperte dalla legge sulle nuove professioni (n. 4 del 2013) relativa al riconoscimento delle professioni senza albo. Tuttavia in Italia, mestieri come la Programmazione neurolinguistica (PNL) e la consulenza filosofica (couneslling) sono spesso visti come concorrenti della consulenza psicologica, e l'Ordine degli psicologi lotta affinché i vari tribunali regionali non diano credito alle associazioni di counselling. Con una nota del 24 marzo 2014 il Ministero della Salute, su richiesta del Ministero dello Sviluppo Economico, ha verificato che l'esame dei documenti e del sito internet di una nota associazione di counseling non evidenziava interferenze con le attività riservate per Legge agli esercenti le professioni sanitarie.[63] Il 17 novembre 2015 il TAR del Lazio, con la Sentenza 13020/2015, ha accolto il ricorso proposto dal Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi con il quale si richiedeva l'annullamento del provvedimento disposto dal Ministero dello Sviluppo Economico a favore dell'inserimento di AssoCounseling nell'elenco delle professioni non regolamentate di cui alla L. 4/2013. Il disagio psichico presuppone una competenza diagnostica non riconosciuta ai counselors e anche al di fuori dell contesto clinico rientra nella professione sanitaria dello psicologo ai sensi dell'art. 1 L. 56/1989.[64] Tornando invece ai tentativi di Galimberti di rivalutare la consulenza filosofica sulla psicoanalisi[65] va detto che l'associazione Phronesis (la phronesis, in greco antico: φρόνησις, che corrisponde al termine italiano saggezza, è quella particolarità del sapere, utile a orientare la scelta, che viene distinto dalla σοφία, dalla sapienza, che indica il possesso della perfezione spirituale teorica, quella stessa che nella saggezza costituisce il fondamento volto al comportamento morale e all'azione pratica) rimane sicuramente una delle più valide su territorio italiano insieme alla SSCF. Phronesis pone particolare attenzione alla formazione continua dei soci professionisti attraverso l’organizzazione di seminari di studio e l’attività delle sezioni sul territorio. Ogni socio, per figurare iscritto nell’elenco dei Consulenti di Phronesis, è tenuto ad assolvere gli adempimenti di aggiornamento professionale previsti dal regolamento associativo. Con Decreto del 5 settembre 2013 il Ministero della Giustizia ha inserito Phronesis nell’elenco delle associazioni delle professioni non regolamentate in quanto rappresentativa a livello nazionale per la Consulenza Filosofica. Essendo Phronesis un’Associazione professionale, l’accesso in qualità di Soci viene riservato esclusivamente a coloro che intendono esercitare la professione di consulenti filosofici. L’iscrizione è pertanto subordinata all’adesione all’Itinerario formativo che prelude al riconoscimento del candidato in qualità di “Consulente di Phronesis”, ovvero di membro effettivo della comunità di ricerca che si occupa principalmente, in ottemperanza alle finalità statutarie, di promuovere la consulenza filosofica, studiarne le dinamiche e creare occasioni di confronto con altri professioni. Il Comitato Scientifico di Phronesis è attualmente composto da: Giuseppe Ferraro (Università di Napoli), Umberto Galimberti (Università di Venezia), Ran Lahav (Università di Haifa), Pier Aldo Rovatti (Università di Trieste) e Luigi Lombardi Vallauri (Università di Firenze).

Andrea Menconi, Segretario della Comunità Internazionale di Psicoanalisi
Il 19 Novembre 2015, in occasione della sentenza del TAR del Lazio contro l'associazione Asso Counselling, Nicola Piccinini Presidente Ordine Psicologi Lazio ha dichiarato: «il disagio psicologico, anche fuori dai contesti clinici, rientra nelle competenze dello psicologo [...] la valutazione della gradazione del disagio psichico presuppone una competenza diagnostica propria dello psicologo e NON dei counselor [...] Possiamo intanto gioire per un risultato di assoluto rilievo e per una rinnovata attenzione del CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi) verso la tutela della professione di Psicologo, cambiamento che ha visto l’Ordine Psicologi Lazio particolarmente attivo ed in prima linea.»[66]. Il CNOP ricorre contro l'inserimento di AssoCounseling nell'elenco delle associazioni di categoria tenuto dal MISE ai sensi della L. 4/2013, ma non solo: ricorre inoltre contro i vari pareri rilasciati negli ultimi anni da - nell'ordine - Consiglio Superiore di Sanità, Ministero della Salute, Ministero dello Sviluppo. E poiché, nella sostanza, il CNOP motiva le sue richieste sostenendo che il counseling è un'attività riservata per Legge agli iscritti all'Ordine degli psicologi o, in subordine, ai laureati con la triennale iscritti alla sezione B dell'Albo (i così detti psicologi junior), molte associazioni di counseling hanno deciso di depositare un così detto intervento ad opponendum ovvero un intervento adesivo per sostenere la posizione di AssoCounseling (che di fatto è la posizione di "tutti" e, più in generale, la posizione del "counseling"). Il 17 novembre 2015 il TAR del Lazio, con la Sentenza 13020/2015, ha accolto il ricorso proposto dal Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi con il quale si richiedeva l'annullamento del provvedimento disposto dal Ministero dello Sviluppo Economico a favore dell'inserimento di AssoCounseling nell'elenco delle professioni non regolamentate di cui alla L. 4/2013. Il disagio psichico presuppone una competenza diagnostica non riconosciuta ai counselors e anche al di fuori dell contesto clinico rientra nella professione sanitaria dello psicologo ai sensi dell'art. 1 L. 56/1989.

Nel 2017 viene fondata a Firenze la Comunità internazionale di Psicoanalisi che ritiene si debba tornare ad una formazione psicoanalitica che rispecchi i dettami di Freud: l’analisi individuale (analisi didattica), la supervisione, la partecipazione a gruppi di studio, seminari, corsi di psicoanalisi, nonché la pratica dell’insegnamento e della scrittura. La pratica analitica è individuale non solo nella relazione fra analista e analizzante, ma anche nella formazione. Perciò nella Comunità possono intervenire psicoanalisti che si riferiscono a diverse tradizioni teoriche, per esempio, oltre che a Freud, anche a Jung, Klein, Lacan ecc. La molteplicità dei punti di vista, in un’associazione, è una ricchezza che non bisogna sprecare in nome di una fedeltà opinabile ad un solo modello teorico. Freud ha dimostrato in numerosi scritti che la psicoanalisi non è una pratica sanitaria, anche se si occupa del benessere e della formazione degli individui. I criteri di valutazione diagnostica e prognostica della psicoanalisi, in effetti, nulla hanno a che fare con quelli quantitativi e scientifici che sono stati adottati dalla medicina, o con l’ideologia della restitutio in pristinum che sta alla base tanto della medicina quanto della psicoterapia intesa in termini sanitari. Questa comunbità è stata tuttavia molto criticata dai gruppi di Medelogia e Ipsoanalisi poiché «proprio come la Scuola di Psicoanalisi Freudiana, che si propone come fautrice dell'Analisi Laica in realtà impelaga eccessivamente il tema della psicoanalisi nel mondo scientifico, pretendendo a torto assoluto che la psicoanalisi sia una scienza, così la Comunità appena nata si concentra eccessivamente nel mantenere una sorta di vecchio regime della psicoanalisi, sebbene laico, che invece noi vogliamo sovvertire totalmente, facendo intendere che la psicoanalisi per come la concepisce ancora l'Occidente non esiste più».

[modifica] Eugenio Dioscuro e l'Ipsoanalisi

Ritratto di Eugenio Dioscuro

Eugenio Dioscuro era il nome d'arte del sociologo e filosofo Eugene Joseph von D. (13 Luglio 1980 - 22 Novembre 2017) studioso svizzero di origini italiane. È stato un importante divulgatore della psicoanalisi. Si è laureato in psicologia e si è dedicato per molti anni a promuovere nuove teorie psicologiche tramite conferenze e seminari in giro per il mondo. Non è mai stato iscritto ad alcun ordine di professionale. Si è dedicato all’antropologia e allo studio della malattia e della cura in contesti differenti da quelli europei (etnopsichiatria), ed ha avuto in modo di approfondire i crimini psichiatrici degli europei nei confronti dei presunti “malati”, tema che ha trattato in diverse lezioni e conferenze. Ha sostenuto in Italia la Psicoanalisi Laica. Ha deciso di sostenere la Medelogia dopo averla studiata nei libri di Federico Divino ed averla ritenuta il metodo analitico migliore per essere applicato a qualsiasi popolo e cultura, sia per curare i disturbi che i semplici disagi e sofferenze psichiche. Nell'estate del 2017 pubblica il suo primo e unico libro sul tema: "Medelogia e Ipsoanalisi", dove suggerisce di applicare la Medelogia anche alla terapia, fondando l’Antropoiatria. Inoltre suggerì di dare un nome alla psicoanalisi di stampo medelogico, per distinguerla dalla semplice pratica filosofica, che lui chiamò “pura medelogia”. Teorizzò così la nascita dell’Ipsoanalisi.

Opere
  • Medelogia e Ipsoanalisi. Un Manifesto per la Psicoanalisi Laica, 2018 (Edizioni Etiche Nuova coscienza)
  • Psicologia. Storia di un totalitarismo ideologico - La strumentalizzazione della Psiche ai fini della farmacoterapia chimica e la decaduta della civiltà consapevole, articolo pubblicato come saggio introduttivo al libro Medelogia e Terapia di Lucilla Sperati, Edizioni Etiche NuovaCoscienza, 2019
  • Der ideologische Totalitarismus der Akademie, 2014 - Articolo
  • Psychologische Anthropologie. Die Verbrechen der psychologischen Medizin gegen Kulturen nicht eingeschlossen, 2013 - Articolo
  • Die Bedeutung des anthropologischen Faktors zum Verständnis der wahren Psychologie, 2013 - Articolo
  • Wie die Psychologie ist tot, 2012 - Articolo

Eugenio Dioscuro è deceduto il 22 Novembre 2017 a Saigon a causa di una malattia terminale. Prima di morire lascia detto che desidera che la sua associazione di Medelogia venga portata avanti dai suoi colleghi italiani. Sarà Lucilla Sperati a provare a rivivificare la prima scuola di Medelogia, spostandola a Milano, dove lei vive. Dopo la morte di Eugenio i suoi eredi hanno dichiarato di aver rinvenuto numerosi documenti che riporterebbero i risultati eccellenti delle sue ipsoanalisi in numerosi pazienti. Questi report testimonierebbero un trattamento efficace dell'ipsoanalisi nel trattare depressione, nevrosi, isteria, psicosi, schizofrenia e addirittura casi di epilessia, disturbo borderline, crisi esistenziali e quant'altro, ma questi risultati non sono mai stati resi pubblici dai suoi eredi, tra i quali spicca Adriana Vingança, che fu l'analista di Eugenio Dioscuro e che è stata designata da lui stesso come erede dei suoi documenti, oggi si suppone perché volesse renderle noto i risultati delle sue terapie.

[modifica] Umberto Galimberti e la Pratica filosofica in Italia

Umberto Galimberti

Pur non avendo mai parlato esplicitamente di "Psicoanalisi Laica", Umberto Galimberti è a tutti gli effetti uno psicoanalista laico in Italia, dal momento che ha conseguito il diploma da psicologo analitico a Zurigo, scuola in cui si ammettono per la formazione degli analisti laureati provenienti da qualsiasi ambito, e non è laureato in psicologia, bensì in filosofia. Nelle sue opere spesso Galimberti parla della psicologia come di una scienza spuria, che ormai non ha più ragione di esistere, e propone di sostituirla con la fenomenologia. Nell'opera filosofica di Karl Jaspers, appartenente al filone esistenzialista del Novecento, si ritrovano i temi trattati dai grandi predecessori dell'Ottocento: da un lato la considerazione profonda per l'esistenza umana nella sua totalità con chiaro riferimento a Kierkegaard e a Nietzsche, dall'altra l'incontro del 1909 con Max Weber, l'influenza di Dilthey e poi la lettura di Husserl e l'influenza della scuola fenomenologica.

«La crisi della psichiatria e i sospetti che avvolgono la psicoanalisi non sono del tutto infondati. Sia l'una che l'altra, infatti, derivano i loro modelli concettuali da quello schema che Cartesio ha introdotto e che la scienza ha fatto proprio quando, per i suoi scopi esplicativi, ha lacerato l'uomo in anima (res cogitans) e corpo (res extensa), producendo quello che, secondo Binswanger, è "il cancro di ogni psicologia".»[67]

Umberto Galimberti (Monza, 2 maggio 1942) è un filosofo, sociologo, psicoanalista e accademico italiano, anche giornalista de La Repubblica. Le sue opere, specie Psichiatria e fenomenologia, sono state di grande ispirazione per Federico Divino. Nel 1963 Galimberti vince una borsa di studio, e contemporaneamente frequenta l'Università di Basilea, dove viene a contatto con lo psichiatra e filosofo Karl Jaspers, di cui diverrà poi uno dei principali traduttori e divulgatori italiani, che lo consiglia ad approfondire i legami fra psicopatologia e filosofia. Nel 1976, diventa professore di storia e filosofia al Liceo Ginnasio ”Zucchi“ di Monza, dove insegnerà fino al 1979. Sempre nel 1976, diventa professore incaricato di antropologia culturale presso la neonata Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Ca' Foscari di Venezia, quindi professore associato di filosofia della storia nel 1983, assumendone la titolarità di cattedra nel 1999, dopo aver conseguito l'ordinariato in questa disciplina. Dal 2002, ha tenuto pure gli incarichi di insegnamento di psicologia generale e di psicologia dinamica, affiancando altresì l'incarico di insegnamento di filosofia morale. Nel 1976, inizia pure un percorso psicoanalitico di analisi personale e formazione presso il Centro italiano di psicologia analitica della sede milanese, che conclude nel 1985, quando diventa membro ordinario dell'International Association for Analytical Psychology. È inoltre, dal 2003, vicepresidente dell'Associazione Italiana per la Consulenza FilosoficaPhronesis”, inaugurando nel 2006, con Luigi Perissinotto, il primo master universitario in Consulenza filosofica presso l'Università di Venezia. Ha collaborato settimanalmente con Il Sole 24 Ore dal 1987 al 1995, anno in cui inizia la collaborazione, a tutt'oggi attiva, con La Repubblica sia con editoriali su temi d'attualità che con approfondimenti di carattere culturale. Cura inoltre la rubrica epistolare di “D, La Repubblica delle Donne”, inserto settimanale de La Repubblica. Nel 2002 gli è stato assegnato il premio internazionale “Maestro e traditore della psicanalisi”, e, nel 2011, il Premio Ignazio Silone per la cultura. Galimberti approfondisce molto la tematica del concetto di tempo e del suo rapporto con l'uomo. La sua indagine evidenzia come nell'età degli antichi greci non si pensasse al tempo come lineare ed escatologico, tanto meno vi era associata l'idea di progresso. Essi concepivano il tempo come kyklos (tempo ciclico, in Nietzsche chiamato eterno ritorno), come un ciclo in cui ogni evento è destinato a ripetersi. Nella Grecia antica era impensabile che l'uomo potesse esercitare un controllo sul cosmo, o di imporre su di esso i propri fini. La dimensione dell'uomo era inserita armonicamente all'interno dei cicli naturali che si susseguivano necessariamente e senza alcuno scopo. Nel ciclo infatti il fine (in greco telos) viene a coincidere con la fine e la forza propulsiva (in greco energheia) porta all'attuazione dell’ergon, l'opera, ciò che è compiuto.[68]

L'Uroboro (οὐροβόρος ὄφις), antico simbolo dell'eterno ritorno.

Il ciclo si manifesta dunque con l'esplicitarsi dell'implicito: il seme diventerà frutto solo alla fine del ciclo di crescita e maturazione stagionale, ed il frutto coinciderà con il fine del seme, con il dispiegarsi completo dell'energia e delle potenzialità implicitamente contenute in esso. Nel ciclo, in cui tutto si ripete, non si dà progresso: di conseguenza divengono fondamentali la memoria dei cicli passati e quindi la parola dei vecchi, deposito di esperienza, e l'educazione, come trasmissione della memoria e dell'esperienza passata. Tuttavia, l'uomo è da sempre tentato di conciliare il tempo ciclico della natura con il tempo umano, che è un tempo scopico (dal greco skopeo, che indica un guardare mirato). Con questa operazione l'uomo vuole reintrodurre scopi umani nel tempo naturale, naturalmente privo di scopi. Emerge qui dunque la necessità propriamente umana di progettarsi, cioè di gettarsi-fuori di sé verso un obiettivo, cercando di dotare di senso la propria esistenza. Questa tendenza tuttavia, può armonizzarsi con il kyklos solo se l'uomo vive con la consapevolezza tragica di non poter oltrepassare i limiti posti dalla natura, primo tra tutti la sua mortalità. In caso contrario, egli si macchierà di hybris, la tracotanza, l'unico vero peccato riconosciuto dalla saggezza greca.[69] In termini esemplificativi, il cacciatore esercita il suo guardare mirato nel bosco (skopos) e solo in questo tempo progettuale e nella compresenza di mezzi e fini, il suo arco diventa strumento e la lepre l'obiettivo. Si tratta di un tempo lineare che si muove tra due estremi: i mezzi ed i fini. V'è tuttavia un terzo elemento che si inserisce tra questi termini, impossibile da controllare, ovvero il Kairos, il tempo opportuno, che è anche imprevedibilità, e che può determinare o meno l'incontro tra mezzi e fini. Non è dunque nelle possibilità dell'uomo il tessere il proprio destino. Egli deve saper cogliere il kairos, la circostanza favorevole, ed in essa espandere sé stesso.[68] Questo equilibrio tra tempo naturale, umano e del kairos è stato sconvolto dall'uomo nell'età della tecnica: obiettivo di quest'ultima è infatti quello di ridurre fino ad annullare la distanza tra mezzi e scopi (in cui si inseriva il kairos, l'imprevedibile) per realizzare così un controllo ed un dominio assoluti sul mondo, che da cosmo a cui accordarsi è divenuto natura da dominare, e per portare a compimento una tirannia completa del tempo umano. Con l'età della tecnica abbiamo scatenato il Prometeo che gli dèi avevano incatenato, determinando il trionfo del potere della techne sulla necessità (in greco ananke) della natura, fino alla paradossale situazione odierna in cui la tecnica non è più strumento nelle mani dell'uomo ma è l'uomo a trovarsi nella condizione di mero ingranaggio, funzionario inconsapevole dell'apparato tecnico.[68] Il pensiero di Galimberti riprende principalmente la psicoanalisi di Sigmund Freud e la sua rielaborazione ad opera di Carl Gustav Jung, fondendone le idee con le tematiche di pensatori come Friedrich Nietzsche, Emanuele Severino e Martin Heidegger, in particolare le riflessioni sul tempo, la tecnica e il nichilismo, in relazione anche alla visione del mondo della filosofia greca, in particolare quella dei presocratici. Importante è stato il costante riferimento, da parte di Galimberti, ai suoi iniziali studi compiuti su Husserl e Heidegger da una parte, e su Jaspers dall'altra, per pervenire ad una originale posizione epistemologica della psicologia che la colloca all'interno di quelle scienze aventi come scopo primario la comprensione e non la spiegazione del comportamento umano. Invero, secondo Galimberti, la psicologia non può operare una trasposizione tout-court dei metodi e dei modelli concettuali delle scienze naturali perché, così facendo, l'uomo verrebbe ridotto a mero evento naturale, come ha luogo, per esempio, in psichiatria. Contrario, poi, al dualismo cartesiano, Galimberti ha anche fatto riferimento al metodo fenomenologico per consentire altresì, alla psicologia, la comprensione e la descrizione fenomenologica di quelle strette relazioni che intercedono fra il corpo ed il mondo, assieme al significato che queste relazioni comportano; e tutto ciò lo porterà ad abolire, di conseguenza, ogni distinzione concettuale fra ”salute“ e ”malattia mentale“.[70] Riflettendo sulle modalità in cui l'uomo abita il mondo, Galimberti approfondisce il tema del rapporto tra corpo, natura e cultura. Studiando genealogicamente il concetto di corpo dal periodo arcaico ad oggi, il filosofo mette in contrasto le diverse modalità in cui esso è stato osservato. Il corpo è stato visto come organismo da sanare per la scienza, come forza lavoro da impiegare per l'economia, come carne da redimere per la religione, come inconscio da liberare per la psicoanalisi, come supporto di segni da trasmettere per la sociologia.[71] Il passaggio che ha portato l'uomo dalla natura alla cultura ha sancito il sacrificio del significato ambivalente e fluttuante che il corpo ha da sempre assunto. Questa ambivalenza del corpo nasce dal suo sottrarsi all'univocità del pensiero categorizzante, concedendosi invece nella con-fusione dei codici con i quali esso è costituito. Per salvarsi dal panico creato da questa opportunità, il pensiero razionale dell'Occidente ha seguito il principio d'identità, collocando il corpo di volta in volta sotto un equivalente generale che gli garantisse univocità.[71] Cogliendo lo sfondo in cui il corpo si mostra, Galimberti evidenzia la legge fondamentale che lo governa, ovvero lo scambio simbolico, in cui tutto è reversibile e non vi è demarcazione tra significati. L'ambivalenza è una legge inclusiva per cui ciò che è, è sì se stesso, ma anche altro da sé. In questo modo il corpo conserva la sua oscillazione simbolica tra vita e morte: oscillazione che l'Occidente elimina tracciando una violenta disgiunzione tra vita e morte, tra ciò che è e ciò che non è. Proposito conclusivo della sua riflessione è quello non tanto di emancipare o liberare il corpo dalla restrizione impostagli dal pensiero razionale (che non avrebbe altro effetto che confermare i limiti in cui è recluso), bensì quello di restituire il corpo alla sua originaria innocenza.[71]

[modifica] Romeo Sperati e il sostegno alla Psicologia Olistica

Romeo Sperati da giovane

Romeo Sperati (17/07/1919 – 05/04/1975) è stato un medico e antropologo italiano, precursore della Medelogia e pioniere in Italia della medicina olistica. Tra i primi medici italiani ad aderire a terapie "alternative" e a sostenerle in privato ma anche tramite pubblicazioni scientifiche. È stato il fondatore dell’associazione ARBOREM con lo scopo di studiare la fitoterapia e le medicine naturali dalle conoscenze dei popoli antichi, in specie dell’estremo Oriente. Nel corso della sua vita venne in contatto con personaggi come Carl Jung e Mircea Eliade che conobbe di persona nei pressi del Lago Maggiore, dove aveva casa, il che gli permetteva di trovarsi molto vicino a questi personaggi in occasione delle Eranos Tagungen alle quali però non partecipò come membro attivo, ma solo come auditore. Seppur fosse uno stimato medico che a cavallo della seconda guerra conseguì cum laude la laurea in medicina e chirurgia con successive specializzazioni in medicina interna e cardiologia, operante oltre che privatamente (con studio personale e medico del consolato Uruguay) anche in strutture sanitarie pubbliche (asl e prima ancora per vari anni medico volontario ricercatore al Policlinico, quindi vice-primario al reparto cardiologia ospedale di Niguarda a Milano), prescriveva solo di rado farmaci e i pazienti che spesso venivano da lui lo apprezzavano più come medico ‘spirituale’ dei conflitti della Psiche ed Anima, che della cura del corpo. Aveva soprattutto la capacità di entrare nel cuore e in empatia con i sofferenti, e per questo i suoi pazienti lo consideravano una guida spirituale. Per molti anni fece anche il medico volontario e quasi ogni sera dopo una giornata di lavoro, cenava velocemente per poi andare nelle zone povere di Milano a curare gratuitamente malati indigenti. Fu precursore negli anni ’50 dell’omeopatia e medicina naturale e olistica in Italia, realizzando alcune pubblicazioni che però non vennero diffuse se non tra i colleghi più stretti e i membri dell'associazione ARBOREM in quanto all’epoca l’omeopatia e medicina non convenzionale erano ancora discipline del tutto ostracizzate e ridicolizzate. Fu anche un grande ricercatore e studioso di filosofia, antropologia, mitologia, esoterismo, alchimia, psicologia e psicoanalisi e con altri ricercatori indipendenti e slegati dalle accademie tradizionali come dai titoli formali portava avanti importanti studi e ricerche, riuscendo a recuperare anche attraverso i suoi viaggi, antichi documenti e conoscenze. La sua missione era quella di ri-divulgare tali conoscenze all’umanità per contribuire a sconfiggere l’ignoranza e accelerare il processo di risveglio di menti e coscienze, e per questo purtroppo fu perseguitato fino alla morte e i suoi documenti e pubblicazioni furono in parte distrutte. Eppure lui continua ancora oggi a vivere, a distanza di tanti anni, non solo nei nostri cuori ma anche in quello dei suoi pazienti, collaboratori studiosi e ricercatori i quali hanno potuto apprezzare oltre alla sua intelligenza, pura spiritualità ed evoluta coscienza, la sua profonda onestà, umanità, sensibilità, altruismo ed il suo grande cuore sempre rivolto a lenire le sofferenze altrui. Sua figlia, Lucilla Sperati, è diventata naturopata ed operatrice olistica esperta di terapie naturali. Nel 2014 diventa la prima persona in assoluto ad aderire al progetto Medelogia. La figlia di Romeo, Lucilla Sperati, pur avendo deciso di non conseguire la laurea in Medicina ha comunque deciso di occuparsi di salute umana, direttamente tramite la Naturopatia. Stando a quanto racconta ai suoi convegni e nei suoi articoli, fu solo dopo una grave malattia che la condusse in fin di vita che, guidata da una visione del padre che le avrebbe comunicato la cura giusta da seguire per guarire totalmente, successivamente decise di diventare Naturopata. Fece studi e ricerche sui benefici e proprietà dell'Aloe Vera e ideò una linea di prodotti naturali per il benessere. Fondò una delle prime associazioni di naturopatia in Italia, ma dovette chiudere dopo essere stata truffata. Proseguì indipendentemente per quasi vent'anni a lavorare come naturopata finché non conobbe Federico Divino. Rimasta affascinata dalla Medelogia, e considerandola una disciplina di cui suo padre sarebbe stato promotore, decise di aderire al progetto e di iniziare a studiare l'Antropoiatria, ossia la terapia olistica ispirata alle conoscenze medelogiche.

Foto di Lucilla Sperati presentata nel 2011 nel volantino di presentazione in qualità di candidata per le elezioni amministrative del 15-16 Maggio 2011 a Milano.

Ha lavorato come consulente nel settore media-televisivo, medicina non convenzionale, naturale-olistica, prodotti naturali-biologici, tutela salute e ambiente, diritti civili e sociali; operatrice bio-energetica, effettua consulti e seminari di prevenzione, educazione alimentare ed auto-cura naturale-olistica, promozione e diffusione della medicina naturale. Fondatrice nel 1997 di Associazione Naturalia per lo studio, sperimentazione, diffusione e accreditamento delle discipline complementari. Dal 2011 collabora con Federico Divino per la diffusione dei suoi articoli e libri; nel 2016 pubblica ‘Anime-gemelle, coscienze-gemelle, le fiamme d’amore del mondo nuovo‘ e ‘L’Equilibrio della Coscienza – le energie della Psiche‘ (co-autore Federico Divino). Quest’ultimo libro uscirà solo in edizione limitata, in quanto servirà da base per il primo trattato di medicina Medelogica (Antropoiatria) che pubblicherà nel 2018 con una casa editrice indipendente da lei stessa fondata. Nel 2017 riavvia Associazione Naturalia ampliando le attività con i progetti editoriale (Edizioni Etiche NuovaCoscienza) ed educativo dirigendo lo Psyche Institute (Libera Università di Coscienza ed Energie o L.U.C.E.). Fonda la casa editrice indipendente “Edizioni Etiche NuovaCoscienza” e inizia a pubblicare diversi testi come “Il Dramma della Psicoanalisi” dove il tema della psicoanalisi laica è affrontato nell'ottica nella Medelogia. Fonda anche un sito web per la sua associazione rifondata in onore di suo padre (www.associazionenaturalia.org) e decide di usare la sua libera università per diffondere la Medelogia e la medicina olistica. Nello stesso periodo il governo italiano abolisce la professione di Erborista. Per Divino, che venne inserito da Lucilla come direttore dei corsi e del comitato scientifico per la casa editrice, questo attacco del governo alle discipline naturali poteva avere un risvolto positivo: la professione di erborista, ora abolita dal governo, poteva far convergere le sue conoscenze nella naturopatia, così da farla rinascere sotto una nuova luce ancora più professionalzizante. Per questo Divino ricreò l'offerta formativa dell'istituto per aggiungere maggiori competenze in ambito fitoterapico. Lucilla Sperati si occupa inizialmente di televisione. Dal 1983 al 1988 è stata impiegata presso la Deutsche Bank AG Milano, dal 1988 al 1993 ha lavorato presso RTI SpA – Mediaset dove ha svolto l’attività di acquisizione internazionale diritti programmi televisivi di sport, documentari, informazione, rapporti con le agenzie di stampa ed emittenti regionali, produzione TG. Dal 1993 al 1997 ha lavorato presso l'istituito l’attività di vendita diritti dell’archivio immagini RTI, gestendola e sviluppandola in ambito internazionale. Nel 1997 si imbatte in gravi problemi di salute che descriverà spesso al suo pubblico, a seguito dei quali si avvicinerà alla medicina naturale. Poco dopo fonderà un'associazione per lo studio, la ricerca e lo sviluppo di medicina e terapie non convenzionali Naturalia Milano. Nel frattempo prosegue la sua carriera televisiva e dal 1999 al 2000 è Responsabile della sede di Milano del Consorzio Televisivo Italia 9 Network mentre dal 2000 al 2002 presso Salute Benessere Network - IT MEDIA/Sole 24 Ore è responsabile di Acquisizione/Vendita Programmi di televisivi con attività di promozione, marketing, sviluppo clienti. Dal 2003 al 2006 è stata consulente marketing/commerciale per la società Alpha Trading S.p.A., gestendo un’attività di produzione e distribuzione di prodotti naturali, ideando e realizzando la linea di prodotti Aloe Vera Naturelle. Dal 2006 al 2007 svilupperà il progetto di cosmesi naturale Trinity-Noni Elite per la società Mediaitalia – Mafea Communication – Newline Cosmetics. Dal 2011 incomincerà a concentrarsi sempre di più sullo studio di teorie complottistiche e svolgerà diverse ricerche i cui risultati saranno fonte di ampi dibattiti svolti principalmente su internet, dove in pochi anni diventerà una figura nota e conosciuta sopratutto per le sue esperienze nella medicina naturale e per la sua opera di sensibilizzazione. Farà anche una breve entrata nello scenario politico come candidata per L'italia dei valori alle elezioni amministrative del 15-16 maggio 2011 a Milano[72] ma senza successo.

Lucilla Sperati e Corrado Malanga in occasione della conferenza Evideon tenuta a Milano nel 2014.

Nel 1997 Lucilla Sperati fonda l'associazione Naturalia con lo scopo di studiare, promuovere e divulgare le discipline mediche e terapie non convenzionali, naturali e tecniche energetiche in stretta connessione con l'approfondimento spirituale ed interiore, in armonia con la natura e l'ambiente. Tuttavia a seguito di diverse vicende sfavorevoli che le si sono verificate nel corso degli anni è stata costretta a mettere da parte la sua associazione sempre di più se non per la vendita di prodotti naturali quali il succo di Aloe Vera. Lucilla si avvicinò alla medicina naturale e provò su di sé l’efficacia dei rimedi e tecniche non convenzionali, ottenendo risultati sorprendenti. Decise dunque di lasciare il settore televisivo (RTI-Mediaset) dove lavorava da 10 anni e di fondare un’associazione di studio, ricerca e sviluppo al fine di promulgare le potenzialità curative delle varie discipline complementari, sia attraverso l’effettuazione di test diagnostici, visite mediche, terapie ed attività fisiche, sia con attività di informazione, conferenze, seminari e corsi. Tutto questo con l’ausilio di collaboratori medici e professionisti del settore. Studia alcune discipline non convenzionali quali omeopatia, erboristeria, fitoterapia, fiori di Bach radioestesia, cristalloterapia, reiki, nutrizione energetica, intolleranze alimentari, yoga, thai-chi, tecniche di meditazione ed energetiche, effettuando anche una lunga ricerca interiore e spirituale. Imparando ad ascoltare i segnali e le reazioni del proprio organismo, sviluppa una particolare attitudine all’autodiagnosi ed autocura, riuscendo con rimedi e tecniche naturali a guarire i suoi problemi di salute (e 23 intolleranze alimentari), anche con l’ausilio di un regime alimentare naturale e biologico e un'attenta prevenzione.Con il passare degli anni acquisisce una particolare sensitività nell’individuare i problemi di salute e le cure naturali più idonee e, attraverso la pratica quotidiana di tecniche di meditazione ed energetiche, arriva a sviluppare le energie sottili personali e dal 2001 facoltà radioestesiche, pranoterapeutiche e medianiche, che le consentono da 7 anni di avere contatti con entità spirituali, a mezzo telepatia e telescrittura e fare esperienze di confine. Da allora effettua anche studi e ricerche sulla parapsicologia, altre dimensioni, filosofie e religioni orientali. Nel 1998, 2000 e 2004 vince 3 bandi di concorso (Ministero, Provincia di Milano e Regione Lombardia) con il progetto Naturale di cura, informazione e formazione sulle medicine e tecniche naturali non convenzionali, battendosi inoltre per la realizzazione di una regolamentazione ed ufficializzazione in Italia di tali discipline, come da anni avviene nell’UE e nel mondo. Dal 2000 al 2002 è stata responsabile acquisti e vendite internazionali per l’emittente satellitare Salute Benessere Network, dove si è occupata anche di p.r., sviluppo clienti e produzione del programma di medicine complementari. Dal 2002 Lucilla Sperati svolge consulenze di produzione, marketing, pubblicità, commerciali per aziende e organizzazione convegni e corsi di medicina/terapie naturali per operatori del settore (medici omeopati, naturopati, terapisti, centri, produttori), produzione e distribuzione di prodotti naturali (è titolare della linea Aloe Vera Naturelle), scrive articoli su temi di salute, medicina naturale, alimentazione, ambiente, collabora con esponenti comunali su problematiche di inquinamento, ambiente, socio-assistenziali e svolge un’attività di distribuzione internazionale programmi televisivi/library e documentari di medicina, salute, natura, arte, turismo, attività redazionale/giornalistica e di produzione video. Nel 2009 ha ideato Natural Channel web tv dedicata al mondo del naturale, biologico, ecocompatibile e sostenibile. Effettua conferenze seminariali al pubblico di autocura e prevenzione naturale, educazione alimentare e nutrizione energetica, tests radioestesici dei chakra e funzionalità energetiche organiche, intolleranze e bioritmo alimentare, geopatie, reiki e riequilibrio energetico, pranoterapia, cristalloterapia, numerologia, approfondimento interiore e sviluppo coscienza, potenzialità ed energie sottili personali.

[modifica] Bibliografia e sitografia

  • Sito Web di Antonello Sciacchitano e Davide Radice interamente dedicato alla psicoanalisi laica: [21]
  • Sito Web sulla Medelogia [22]
  • Sito Web della scuola di Psicoanalisi Freudiana [23]
  • Sito Web di Alessandra Guerra [24]
  • Federico Divino : La Vera Psicoterapia. Indagine sull’Arte Medica Perfetta, Edizioni Etiche NuovaCoscienza, 2018
  • Eugenio Dioscuro : Medelogia e Ipsoanalisi. Un Manifesto per la Psicoanalisi Laica, Edizioni Etiche Nuova Coscienza, 2018
  • Federico Divino : Lezioni di Medelogia. Dieci insegnamenti per la consapevolezza, Edizioni Etiche NuovaCoscienza, 2018
  • Federico Divino : Il Buddhismo Riformato. La rivelazione della Psicoanalisi, Enigma Edizioni, 2017
  • Federico Divino: La Madre di Psiche. Progetto per una Psicologia Archetipica, Enigma Edizioni, 2016
  • Federico Divino : Piaghe del Pensiero. Introduzione alla Medelogia, Ferrari Editore, 2018
  • Sigmund Freud, La Questione dell'Analisi Laica, Conversazioni con un imparziale, traduzione e commento di Antonello Sciacchitano e Davide Radice - MIMESIS, Volti, 2012
  • Umberto Galimberti, Psichiatria e fenomenologia, Feltrinelli, 2017
  • Umberto Galimberti, La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla consulenza filosofica, Feltrinelli, Milano, 2006
  • Aouillè Sophie, Manifesto per la psicanalisi, Ets, 2001 - Collana: Libertà di psicanalisi
  • Silvana Caluori. Sebastiano A. Tilli: Il disagio e la cura. Scritti di psicoanalisi laica, ETS, 2014
  • A. Guidi (a cura di), Dizionario di counseling e di psicoanalisi laica, di Clinamen, 2010
  • Salvatore Castorina: La psicoanalisi laica. La lezione di Franco Fornari, Franco Angeli, 2007
  • Sigmund Freud, M. Dehli (a cura di), S. Franchini (Traduttore), V. Vivarelli (Traduttore) : Sulla storia della psicoanalisi. Per la storia del movimento psicoanalitico. La questione dell’analisi laica, Bollati Boringhieri, 2005
  • Ellenberger, H. (1976) La scoperta dell'inconscio. Storia della psichiatria dinamica, Torino, Bollati Boringhieri
  • Vegetti Finzi, S. (1987). Storia della psicoanalisi, Milano, Mondadori
  • Pietro Silvio Mauro : Jung e l'Autoanalisi - Dall’ombra alla coscienza, Libreria Editrice Psiche
  • Silvio Fanti : L’Homme en micropsychanalyse, (Denoël, 1981), Paris, Buchet/Chastel, 1988.
  • Achenbach, Gerd, La consulenza filosofica, Milano, Apogeo, 2004
  • Achenbach, Gerd, Il libro della quiete interiore, Milano, Apogeo, 2005
  • Achenbach, Gerd, Saper vivere, per una vita piena di significato e valore, Milano, Apogeo, 2006.
  • Berra L. "La pratica filosofia: tra counseling e psicoterapia" Rivista Italiana di Counseling Filosofico, 1, 2005 pp. 43-49, Supplemento a "Maieusis: Conoscenza e prassi per la crescita dell' uomo" n. 1, 2005
  • Berra L., Oltre il senso della vita, depressione ed esistenza, Milano, Apogeo, 2006.
  • Cavadi, Augusto, Quando sta male chi è sano di mente, Soveria Mannelli, Rubettino, 2003
  • Cosentino A., Filosofia e Formazione, Liguori editore, Napoli 2002.
  • Demetrio D., Raccontarsi, l’autobiografia come cura di sé, Raffaello Cortina, Milano, 1996.

[modifica] Note

  1. Cf. citazione contenuta in Federico Divino, Il Piaghe del Pensiero, CreateSpace, 2017
  2. 2,0 2,1 Cf. Traduzione di Davide Radice contenuta anche in Divino, Federico, "Il Buddhismo Riformato", Enigma edizioni, 2017
  3. Cfr. Federico Divino, La Madre di Psiche. Manifesto per una Psicologia Archetipica, Enigma Edizioni, 2017
  4. Cfr. Carl Gustav Jung : Theoretische Überlegungen zum Wesen des Psychischen (1947-1954); it. “Riflessioni teoriche sull’esistenza della psiche”, in Opere, cit., vol. VIII pag. 240
  5. Cfr. James Hillman, 1975, Re-visione della Psicologia, traduzione 1983 Adelphi
  6. Cf. Umberto Galimberti: La Casa di Psiche, Feltrinelli editore, 2006
  7. Cfr. Eugenio Dioscuro : Medelogia e Ipsoanalisi. Un manifesto per la Psicoanalisi laica, 2017.
  8. Cfr. Federico Divino, La Madre di Psiche - Enigma Edizioni, 2016 - Vedi bibliografia
  9. Janet Malcolm, Psychoanalysis: The Impossible Profession (London 1988) p 51
  10. Ludwig Wittgenstein, "Conversazioni su Freud". In Lezioni e conversazioni sull'etica, l'estetica, la psicologia e la credenza religiosa. Milano, Adelphi, 1967, pp. 121-138
  11. Karl R. Popper, La scienza, congetture e confutazioni. In Congetture e Confutazioni, trad.it., Bologna, il Mulino, pp. 68-69
  12. Cf. “Or l'analyse, par définition, n'est pas une thérapie, n'est pas une psychothérapie.” Testo della seduta del 7 gennaio 2004 davanti alla Commissione degli Affari sociali della Camera francese
  13. Cf. Prof. Francesco Galgano (docente di diritto all’Università di Bologna). Il testo del parere pro veritate porta la data del giugno 2000, è stato pubblicato in Freud e la psicoanalisi laica, edizioni Thèlema, Milano 2000, e in seguito ripreso da altre riviste associate a Spaziozero. Movimento per una psicoanalisi laica, nonché pubblicato, interamente o parzialmente, in vari siti sul web. Una versione integrale in formato pdf del Parere pro veritate (versione alla quale qui facciamo riferimento) è reperibile sul sito nella sezione “Laïenanalyse”, dove è possibile trovare anche il testo della legge 56/89, detta anche “legge Ossicini”, dal nome del suo promotore.
  14. Camera dei Deputati, Commissione XII Affari sociali, seduta del 12 maggio 1988, resoconto stenografico, pag. 8.
  15. Rycroft 1995, pp. 93–94
  16. Cf. Silvana Caluori. Sebastiano A. Tilli: Il disagio e la cura. Scritti di psicoanalisi laica, ETS, 2014
  17. «Come è noto, è facilissimo diventare corrispondente di una qualsiasi scuola o centro privtato con sede, ad esempio, in California. È in questa situazione che si è sviluppata la questione - di cui eravamo preoccupati - dei cosiddetti "selvaggi"»; Camera dei Deputati, Commissione XII Affari sociali, seduta
  18. La proponente, Mariella Gramaglia, aveva fatto espresso riferimento all'AIPA, al CIPA e alla SPI; Camera dei Deputati, Commissione XII Affari sociali, seduta del 18 gennaio 1989, resoconto stenografico, pagg. 16-19.
  19. "'n. Neurolinguistic programming' Oxford English Dictionary (2003). Retrieved January 23, 2009, from [1]
  20. Dalla copertina di Bandler and Grinder (1975b)
  21. Bandler, R., (2008) Richard Bandler's Guide to Trance-formation: How to Harness the Power of Hypnosis to Ignite Effortless and Lasting Change Publisher: Health Communications (HCi) ISBN 0-7573-0777-9
  22. Joseph O'Connor e Ian McDermott, Principles of NLP, Thorsons, 1996
  23. Vedi [2]
  24. Frank Parsons, Choosing a vocation, (in inglese) Boston, Houghton Mifflin, 1909. ISBN 978-0-548-87450-9.
  25. Carl R. Rogers, Client-centered therapy: its current practice, implications, and theory, (in inglese) Boston, Houghton Mifflin, 1951. 13 ISBN 978-1-84119-840-8.
  26. Umberto Galimberti, Dizionario di Psicologia, Torino, UTET, 2006. ISBN 88-02-04613-1.
  27. Colin Feltham, Dizionario di counseling, Roma, Sovera, 2008. ISBN 978-88-8124-779-0.
  28. Rollo May, L'arte del counseling, Roma, Astrolabio-Ubaldini, 1991. ISBN 88-340-1016-7.
  29. What is Counselling. BACP, (1990). URL consultato il 31 luglio 2009.
  30. Definizione di counseling. AssoCounseling, (2011). URL consultato il 7 giugno 2011.
  31. Cfr. Divino, Federico : Piaghe del Pensiero. Introduzione alla Medelogia, Ferrari Editore, 2018
  32. Cfr. Eugenio Dioscuro : Medelogia e Ipsoanalisi. Un manifesto per la psicoanalisi laica, 2017, pag. 159.
  33. Cfr. Eugenio Dioscuro : Medelogia e Ipsoanalisi. Un manifesto per la Psicoanalisi laica, 2017.
  34. Cfr. Eugenio Dioscuro, Medelogia e Ipsoanalisi. Un manifesto per la Psicoanalisi Laica, 2018 cit.
  35. Cfr. Articolo di Eugenio Dioscuro pubblicato sul sito di Medelogia: "La psicoanalisi senza sigari, lettini e inutili discussioni" [3]
  36. Cfr. Federico Divino : Il Buddhismo Riformato. La rivelazione della psicoanalisi, Enigma Edizioni, 2017
  37. Psicanalisi e diritto. La formazione degli analisti e la regolamentazione giuridica delle psicoterapie (Il Soggetto & la Scienza Biblioteca dell’Immagine, Pordenone 1995)
  38. Articolo 21: L’insegnamento dell’uso di strumenti e tecniche conoscitive e di intervento riservati alla professione di psicologo a persone estranee alla professione stessa costituisce violazione deontologica grave. Costituisce aggravante avallare con la propria opera professionale attività ingannevoli o abusive concorrendo all’attribuzione di qualifiche, attestati o inducendo a ritenersi autorizzati all’esercizio di attività caratteristiche dello psicologo. Sono specifici della professione di psicologo tutti gli strumenti e le tecniche conoscitive e di intervento relative a processi psichici (relazionali, emotivi, cognitivi, comportamentali) basati sull’applicazione di principi, conoscenze, modelli o costrutti psicologici. È fatto salvo l’insegnamento di tali strumenti e tecniche agli studenti dei corsi di studio universitari in psicologia e ai tirocinanti. È altresì fatto salvo l’insegnamento di conoscenze psicologiche.
  39. Riportiamo dalla sentenza: “ai fini della sussistenza del reato di cui all’art. 348 c.p., l’esercizio dell’attività di psicoterapeuta è subordinato ad una specifica formazione professionale della durata almeno quadriennale ed all’inserimento negli albi degli psicologi o dei medici (all’interno dei quali è dedicato un settore speciale per gli psicoterapeuti). Ciò posto, la psicanalisi, quale quella riferibile alla condotta della ricorrente, è pur sempre una psicoterapia che si distingue dalle altre per i metodi usati per rimuovere disturbi mentali, emotivi e comportamentali. Ne consegue che non è condivisibile la tesi difensiva della ricorrente, posto che l’attività dello psicanalista non è annoverabile fra quelle libere previste dall’art. 2231 c.c. ma necessita di particolare abilitazione statale”. Quest'ultima frase rappresenta solo un'opinione personale del giudice, la quale non ha alcun valore al di fuori della corte, ma sulla base di questa opinione si è comunque respinto il ricorso della Guerra.
  40. Cfr. Sigmund Freud : La Questione dell’Analisi Laica. Conversazioni con un imparziale, traduzione e commento di Antonello Sciacchitano e Davide Radice, Mimesis, 2012.
  41. Cfr. Federico Divino: Lezioni di Medelogia. Dieci insegnamenti per la Consapevolezza, Edizioni Etiche NuovaCoscienza, 2018
  42. Cfr. Sadi Marhaba : Quale psicoterapia? Gli indirizzi psicoterapici in Italia: confronto e analisi, 1990, Liviana ed., Padova.
  43. [4]
  44. Cfr. Piccola, insignificante psicoanalisi sul blog di Medelogia [5]
  45. Link qui[6]
  46. Vds Prima lezione [7] e Seconda lezione [8]
  47. Legge 14 gennaio 2013, n. 4 Disposizioni in materia di professioni non organizzate. URL consultato il 5 febbraio 2013.
  48. Ex art. 1, comma 2, Legge 14 gennaio 2013, n. 4
  49. Ex art. 7, comma 1, Legge 14 gennaio 2013, n. 4
  50. Ex art. 6, comma 1, Legge 14 gennaio 2013, n. 4
  51. Jacopo Chiostri. «Gli psicologi: troppi abusivi». Il Sole 24 ORE, 30 9 2009, p. 26. URL consultato in data 15 ottobre 2009.
  52. «L'insegnamento dell'uso di strumenti e tecniche conoscitive e di intervento riservati alla professione di psicologo a persone estranee alla professione stessa costituisce violazione deontologica grave. Costituisce aggravante avallare con la propria opera professionale attività ingannevoli o abusive concorrendo all'attribuzione di qualifiche, attestati o inducendo a ritenersi autorizzati all'esercizio di attività caratteristiche dello psicologo. Sono specifici della professione di psicologo tutti gli strumenti e le tecniche conoscitive e di intervento relative a processi psichici (relazionali, emotivi, cognitivi, comportamentali) basati sull'applicazione di principi, conoscenze, modelli o costrutti psicologici. È fatto salvo l'insegnamento di tali strumenti e tecniche agli studenti dei corsi di studio universitari in psicologia e ai tirocinanti. È altresì fatto salvo l'insegnamento di conoscenze psicologiche
  53. Ordine degli Psicologi della Lombardia
  54. «La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito».
  55. Provvedimento PI2412. AGCM, 16 luglio 1999. URL consultato il 31 luglio 2009.
  56. Questo il testo della delibera: «Gli enti istituiti ai sensi del d. lgs. n. 103/96 possono includere altre categorie professionali similari di nuova istituzione che dovessero risultare prive di una protezione previdenziale pensionistica specifica, alle medesime condizioni di cui all'art. 7 del d. lgs. n. 103/96».
  57. Cfr. ad esempio, ultima in ordine di tempo, la sentenza n° 619 del 18 marzo 2010 del Tribunale penale di Lucca che ha scagionato due counselor accusati di esercizio abusivo della professione di psicologo perché il fatto non sussiste.
  58. D.Lgs. 23 ottobre 2007, n. 206, in materia di "Attuazione della direttiva 2005/36/CEE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali".
  59. DM 28 aprile 2008, in materia di "Requisiti per l'individuazione e l'annotazione degli enti di cui all'articolo 26 del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, nell'elenco delle associazioni rappresentative a livello nazionale delle professioni regolamentate per le quali non esistono ordini, albi o collegi, nonché dei servizi non intellettuali e delle professioni non regolamentate. Procedimento per la valutazione delle istanze e per la annotazione nell'elenco. Procedimento per la revisione e gestione dell'elenco".
  60. [9]
  61. Associazione culturale: Movimento per la libertà di psicanalisi [10]
  62. [11]
  63. Ministero della Salute. Legge 14 gennaio 2013, n. 4, in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi. Dichiarazione presentata ai fini dell'inserimento nell'elenco previsto dall'art. 2, comma 7. "AssoCounseling". (PDF). 24 marzo 2014. URL consultato il 18 aprile 2014.
  64. (PDF) Sentenza TAR - Consiglio Nazionale Ordine Psicologi - News. URL consultato il 20 novembre 2015.
  65. Cfr. Intervista a Rai News - Intervista al filosofo e psicoanalista Galimberti: "Freud-Jung-Lacan non funzionano più. Cresce la richiesta di consulenza filosofica" "La crisi - sostiene lo psicoanalista e filosofo - è dovuta alla psicoanalisi stessa, che si è chiusa nelle categorie psicoanalitiche classiche - Freud, Jung, Lacan - che probabilmente in una società radicalmente trasformata non funzionano più". "Molta gente si sposta dal mondo psicoanalitico al mondo filosofico. Non dimentichiamo che la filosofia è anche una teoria della vita, è nata soprattutto come questo". - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Umberto-Galimberti-Freud-Jung-Lacan-sono-fuori-dal-tempo-Si-diffonde-la-consulenza-filosofica-fad7f554-2621-4d20-9d2d-c1194bfff5fe.html
  66. [12]
  67. Cfr. Umberto Galimberti : Psichiatria e fenomenologia, incipit, Feltrinelli Editore
  68. 68,0 68,1 68,2 Conferenza di Umberto Galimberti a Lerici per Mythoslogos, Youtube
  69. U. Galimberti, I miti del nostro tempo, Feltrinelli, pag. 385 e segg.
  70. Cfr. A. Carotenuto, Dizionario Bompiani degli Psicologi Contemporanei, Bompiani, Milano, 1992, pp. 106-107.
  71. 71,0 71,1 71,2 Il corpo in Occidente
  72. Lucilla Sperati Elezioni Comunali Milano 2011 Candidata Italia dei Valori Consiglio Circoscrizionale zona 6 Attività e interventi zona 6 Milano Lucilla Sperati Comitato Zona Solari dal 1999 interventi diretti per la tutela dei diritti residenti in zona 6 Milano Lucilla Sperati - Naturalia Milano - Medicina e Prodotti Naturali, Tutela Salute e Salvaguardia Ambientale-Urbanistica
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